Alessandra Ricciardi

Una nuova modalità di sviluppo della carriera. Che superi gli scatti di anzianità per legare lo stipendio alle prestazioni professionali. Ne scrive il governo Letta nel paragrafo, dedicato alla scuola e al capitale umano, della nota di aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza.

Ma non solo. La revisione della carriera dei docenti, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, è al centro del dibattito tra i tecnici del dicastero della Funzione pubblica e quelli dell’Istruzione in vista della prossima direttiva per il rinnovo contrattuale. Il governo ha infatti aperto all’ipotesi di un nuovo contratto per i dipendenti pubblici e per la scuola che però sarà solo normativo visto che non ci sono risorse da mettere sul piatto degli stipendi. Su questo il ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, è stato tassativo. Salvo quelle economie di spesa frutto di eventuali risparmi interni ai comparti, che però nella scuola sono già assorbiti proprio dagli scatti di anzianità. Insomma, la riapertura della stagione contrattuale pubblica dovrà necessariamente essere caratterizzata da una portata innovatrice in larga misura di carattere normativo. E quelle poche risorse che nella scuola possono essere attivate dal bilancio statale sono al momento impegnate per il pagamento degli scatti, l’unica progressione che consente a circa un milione di lavoratori aumenti di stipendio rispetto all’inquadramento iniziale. Facile dunque immaginare che, senza risorse aggiuntive, il confronto governo-sindacati sul punto sarà a rischio di tensioni se non di rotture, visto che tutte le sigle sindacali di settore, Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda, hanno sempre rivendicato il mantenimento degli scatti, seppur diluiti come già avvenuto con l’ultima manovra.

Il Def messo a punto dal Tesoro, con l’apporto dei singoli ministri competenti, sottolinea tra i comparti necessari per il rilancio del paese quello della conoscenza, «un sistema di istruzione qualitativamente migliore, con un’attenzione costante alla riduzione degli abbandoni scolastici, con la promozione dell’apprendimento permanente e il potenziamento del rapporto tra scuola e esigenze del mercato del lavoro». Una centralità, quella dell’istruzione, che il titolare del dicastero di viale Trastevere, Maria Chiara Carrozza, chiede a gran voce che sia anche sostenuta finanziariamente. Qualcosa si è fatto, soprattutto grazie all’utilizzo dei fondi europei, con il decreto legge sulla scuola. Ma per il personale c’è ancora da attendere. Intanto arriva il via libera al confronto sulla valorizzazione del personale. Che per il governo passa, si legge nel Def, attraverso l’avvio «di un sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato a una progressione di carriera svincolata dalla mera anzianità di servizio. Inoltre è necessario avviare una riflessione per il nuovo reclutamento dei dirigenti scolastici e dei docenti per assicurare una selezione di alto profilo e una maggiore qualità alle istituzioni scolastiche». Per i presidi il dl scuola ha già previsto che ci sia il corso-concorso affidato alla Scuola della pubblica amministrazione.

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