La Camera,

premesso che:

– nell’ art. 3 della bozza della Legge di Stabilità 2013 viene indicato che decorrere dal 10 settembre 2013 l’orario di servizio del personale docente della scuola primaria, secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno , viene articolato su 24 ore settimanali rispetto alle attuali 18 previste dal vigente contratto di lavoro;

-a fronte di tale allungamento dell’orario di lavoro non è previsto nessun incremento retributivo ma, si legge nella bozza, i docenti verrebbero compensati con ulteriori i 15 giorni nei “periodi di sospensione delle lezioni definiti dai singoli calendari scolastici regionali”

-il succitato provvedimento risulta essere materia squisitamente contrattuale, cosi’ come espressamente riconosciuto dal Ministro Profumo in una intervista al quotidiano Il Messaggero, e quindi in palese contrasto con le regole fissate dal vigente CCNL 2006/2009 art. 28 comma 5 e va stabilito in sede di contrattazione collettiva ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni ; inoltre , si ritiene palesemente illogica la fruizione di eventuali ferie nei “periodi di sospensione delle lezioni” in quanto il personale docente, stando a quanto stabilito dal vigente CCNL, già non è tenuto a recarsi a scuola perché in atto quella sospensione delle lezioni che costituisce l’oggetto della prestazione lavorativa del docente stesso

-tale provvedimento produrrebbe, in un comparto già pesantemente vessato da profonde limitazioni e penalizzazioni, un taglio che fonti sindacali stimano in oltre 25.000 cattedre e non sortirebbe dal punto di vista didattico-organizzativo alcun beneficio apprezzabile per la scuola autonoma, dal momento in cui l’incremento delle 6 ore , utilizzato per coprire vuoti e supplenze , non risulterebbe né programmabile e né prevedibile ad inizio di anno scolastico

-il riallineamento del nostro sistema formativo ai parametri europei, limitatamente al carico di lavoro dei docenti, risulta essere, in realtà, un luogo comune ed un falso problema dal momento in cui i docenti italiani hanno un carico di lavoro uguale o superiore alla media europea (fonte Eurydice 2011)
Rispetto ai loro colleghi europei, infatti, il maggiore impegno (non calcolato dalle tabelle OCSE) è determinato:
-dalle 40+40 ore annue per le attività collegiali;
– un numero non quantificabile ma rilevante di ore funzionali all’insegnamento che vanno dalla preparazione delle lezioni , esercitazioni, correzioni compiti, rapporti ed incontri con le famiglie, scrutini, esami ed adempimenti relativi alla valutazione degli allievi e al funzionamento dei Dipartimenti

– l’ulteriore luogo comune che va ricondotto nei giusti termini è quello relativo alle giornate di ferie fruibili dal personale docente con contratto a tempo indeterminato che, nell’immaginario collettivo, assommerebbero ad oltre due mesi.
Le ferie infatti sono regolate dall’art. 13 del CCNL 2006/2009 che, ai sensi del comma 2 dello stesso articolo, vengono fissate in 32 giorni lavorativi comprensivi delle 2 giornate previste dall’art.1 lett. A) della legge 23/12/1977 n° 977 . Il periodo di ferie viene richiesto al Dirigente scolastico che ne autorizza la fruizione nel periodo indicato dal docente che coincide con la chiusura delle attività scolastiche (genericamente o luglio od agosto).
E’ da sottolineare che, in presenza di attività scolastiche programmate, il docente è tenuto a partecipare alle suddette.

-il provvedimento risulta essere inammissibile e lede profondamente la funzione docente. Lo stesso, infatti, non intaccando l’orario di cattedra (ore di insegnamento), assegna alle 6 ore in eccedenza (ad eccezione di quelle afferenti gli insegnanti di sostegno) la copertura di spezzoni orario disponibili nella scuola di titolarità e l’attribuzione di supplenze temporanee, evidenziando una palese contraddizione con quanto si va sbandierando circa una presunta necessità di riallineamento ai paesi europei. Il docente infatti verrebbe utilizzato per le ore in eccedenza a deficienze strutturali che andrebbero affrontate e risolte con maggiori investimenti anziché attraverso tagli lineari.

-il provvedimento, infine, precluderebbe a migliaia e migliaia di docenti precari che aspirano ad una supplenza, un incarico o una stabilizzazione, qualsivoglia possibilità di lavoro e renderebbe inutile o comunque priva di effetti concreti e tangibili la partecipazione al Concorso, in atto, e a quello tanto annunciato per la prossima primavera dal Ministro Profumo.

Impegna il governo
-A ricercare piu’ idonee e percorribili soluzioni che non penalizzino un settore gia pesantemente colpito da tagli camuffati da razionalizzazioni , e da una Legge di revisione della spesa (spending review,) che a regime già sottrarrà alla scuola pubblica ben oltre 237 milioni di euro e che si vorrebbero, attraverso un provvedimento iniquo, addirittura triplicare
-Ad investire nel settore dell’istruzione, alla pari degli altri paesi europei che anche in momenti di grave recessione economica, hanno scelto questa via per lo sviluppo e la crescita

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