Presentiamo ai navigatori un primo commento delle norme specifiche su ricerca, istruzione e università contenute nell’ultima versione a nostra disposizione del  decreto legge licenziato dal Consiglio dei Ministri con l’avviso che potrebbe non essere, incredibilmente, ancora quella definitiva. Appena il testo sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale pubblicheremo un’analisi approfondita. Nel frattempo, ci impegneremo per ottenere, tramite emendamenti, cambiamenti significativi del testo.

L’articolo  57 – interventi straordinari a favore della ricerca per lo sviluppo del Paese – prevede che il MIUR conceda “contributi alla spesa nel limite del cinquanta per cento della quota relativa alla contribuzione a fondo perduto disponibile nel Fondo FAR” per attività di ricerca di base, applicata e al potenziamento delle infrastrutture. Le risorse saranno individuate con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Non è quindi chiaro quali saranno i criteri per definire le priorità di questi contributi, ma soprattutto quale sia la reale entità del fondo FAR a cui si potrà attingere. Le voci finanziabili sono troppe con il rischio di una polverizzazione dei contributi. Queste voci appaiono piuttosto l’elenco di una serie di priorità del Ministro che la segnalazione di precisi interventi da attuare a breve termine. In quest’ottica le linee di intervento sono comunque condivisibili, anche se riteniamo che la principale priorità debba essere la valorizzazione della ricerca di base e al sostegno ai giovani ricercatori.

L’articolo 58 comma 1 prevede che il turn over degli enti di ricerca e delle università passi dal 20% al 50%.
Lo stesso articolo (comma 2)  rifinanzia il fondo ordinario delle università e degli enti di ricerca vigilati dal Miur ma taglia le risorse per gli appalti dei servizi delle scuole (comma 5).

Sembrerebbe che alleggerimento anticipato del vincolo al turn-over valga per tutti gli enti pubblici di ricerca. Difficile comprendere perché a questo punto non sia stato portato al 100% considerando che si tratta di risorse già nella disponibilità degli enti e degli atenei. Dobbiamo però ricordare che non si tratta dell’unico limite che insiste sulle assunzioni poiché sia gli enti che le università sono penalizzate anche dal tetto di spesa per il personale sulle risorse complessive diventato più penalizzante con i tagli degli ultimi anni. Ad esempio, per le università sussistono ancora i vincoli all’impiego delle risorse liberate dal turn-over definiti dal decreto legislativo n. 49 attuativo della legge 240/2010 i cui indicatori andranno rivisti a breve. Date le difficoltà di bilancio degli atenei e le riduzioni al FFO degli ultimi anni, questi vincoli possono rendere teorico il turn-over al 50% a fronte di atenei che potranno reclutare utilizzando percentuali di molto inferiori di budget. Gli enti di ricerca, invece, sono poi spesso impossibilitati comunque ad assumere perchè hanno dotazioni organiche inadeguate o non hanno turn over come nel caso emblematico dell’INGV.

È molto positivo che venga rifinanziato il Fondo per il funzionamento delle università statali  per  21,4 milioni nell’anno 2014 e 42,7 milioni a decorrere dall’anno 2015 e il Fondo ordinario degli enti di ricerca per 3,6 milioni nell’anno 2014 e 7,1 milioni a decorrere dall’anno 2015. Il governo risponde così anche alle sollecitazioni contenute nei pareri approvati all’unanimità delle Commissioni cultura di Camera e Senato sulla ripartizione del FOE. Sarebbe stato opportuno rifinanziare il fondo anche degli enti non vigilati dal Miur che sono stati oggetto di tagli lineari da ultimo con la spending review. Si continua a perpetrare questa distinzione anacronistica. Serve infatti un intervento ad hoc che consenta un piano straordinario di reclutamento e stabilizzazioni come abbiamo chiesto da ultimo alle commissioni cultura della Camera e del Senato con il documento unitario di FLC CGIL, CISL FIR e UIL RUA.

L’incremento delle risorse per gli Atenei e alcuni Enti Il fondo per il funzionamento delle scuole cosiddetto “capitolone” è ridotto di 25 milioni di euro per il 2014 e di 49,8 milioni di euro per il 2015 sulla parte che finanzia gli appalti delle pulizie. Qualora si dovessero verificare ulteriori risparmi questi saranno utilizzate per incrementare il funzionamento didattico e amministrativo delle scuole o per pagare le supplenze.

Gravissimo quindi è che il recupero di risorse avvenga con il taglio degli appalti nelle scuole. L’effetto sarà la perdita di posti di lavoro e un peggioramento dei servizi e della cura degli ambienti scolastici. Non si esita a speculare sulla pelle dei lavoratori, mettendoli gli uni contro gli altri, dal momento che ulteriori  risparmi finanzieranno il pagamento delle supplenze saltuarie. Ciò è inaccettabile e dimostra la povertà culturale di chi ha proposto e accettato tale modifica.. Le risorse si devono trovare altrove e subito.

L’articolo 58 comma 3 semplifica le procedure di chiamata nel ruolo di ricercatore a tempo determinato di studiosi che siano risultati vincitori di programmi di ricerca di alta qualificazione scientifica.

L’intervento era da tempo richiesto dallo stesso CUN perché appariva irragionevole che studiosi vincitori di programmi di ricerca competiti nazionali o internazionali di alta qualificazione, quali ad esempio i progetti FIRB o i bandi ERC, dovessero passare una nuova verifica, del tutto formale, da parte di una commissione nazionale nominata dal Consiglio per essere. Questo determinava l’allungamento dei tempi per il reclutamento dei ricercatori e l’impossibilità, in molti casi, di gestire tempestivamente e con efficacia i fondi di ricerca di cui erano responsabili.

L’art. 59 istituisce borse di studio per la mobilità interregionale degli studenti universitari finanziate con 5 milioni di Euro.

Rappresenta una inversione di tendenza necessaria. Negli ultimi anni infatti complice la riduzione delle risorse la mobilità tra  gli atenei si era ridotta con gravissimo danno per tutti anche in considerazione del fatto che  le università non offrono gli stessi corsi di studio. La mobilità degli studenti da sempre dovrebbe essere una precondizione dell’autonomia. Tuttavia, le risorse appaiono esigue e soprattutto sono parte del Fondo di funzionamento ordinario dell’Università che è già sottodimensionato rispetto alle esigenze ordinarie. Ma soprattutto di fronte al tracollo del fondo nazionale per il diritto allo studio sarebbe stato a nostro avviso più importante destinare risorse a quest’ultimo.

L’articolo 60 (comma 1) prevede una diversa composizione del fondo ordinario degli atenei facendo confluire in esso le voci di spesa relative alla programmazione dello sviluppo del sistema universitario, il fondo per il sostegno dei giovani e per favorire la mobilità degli studenti, e il capitolo destinato alle borse di studio universitarie post lauream.

Ciò dovrebbe consentire comunque maggiore flessibilità nella gestione del fondo ed evitare che queste risorse eventualmente non utilizzate si possano perdere. È importante, tuttavia, che le risorse in precedenza impegnate per il sostegno ai giovani e alle borse di studio post-laurea vengano confermate come voci autonome nella distribuzione del Fondo di funzionamento ordinario.

Il comma 2 e 3 dello stesso articolo prevedono che l’Anvur assolva anche alla funzione di valutazione delle attività amministrative deputate alla CIVIT.

Abbiamo sempre detto che il lavoro di valutazione del CIVIT costituiva una duplicazione insensata con l’entrata in funzione dell’ANVUR. Pur ribadendo la nostra contrarietà all’impianto del DLgs 150/2009 e le nostre riserve sull’operato del Anvur riteniamo comunque che non abbia senso che la Civit continui ad operare per gli enti di ricerca non vigilati dal Miur. Serve un riferimento unico per la valutazione di sistema.

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