Docenti di Italiano esclusi dall’insegnamento, l’appello al Presidente della Repubblica

Riceviamo e pubblichiamo

Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,

Le scriviamo a nome di tante persone che da anni lavorano come insegnanti di lingua e cultura italiana per stranieri. Noi amiamo questo lavoro e chiediamo il Suo aiuto per poter continuare a farlo.
Purtroppo, troppo spesso, si parla di stranieri in relazione a emergenze, terrorismo e cronaca, alimentando il fuoco dell’intolleranza e della paura. Ci sono però tante persone, di cui non si parla mai, che credono nel dialogo e che lavorano ogni giorno, pur tra mille difficoltà, per favorire l’integrazione dei nostri “nuovi concittadini”. Fra queste persone ci siamo anche noi insegnanti d’italiano per stranieri, anche se quasi nessuno conosce la nostra categoria. A discapito della nostra formazione (anni di studi universitari, master e specializzazioni), la nostra professione non ha mai ottenuto un “riconoscimento” ufficiale. E così abbiamo dovuto sempre lavorare “nell’ombra”: in contesti non istituzionali o da “esterni” nelle scuole statali e negli atenei, accontentandoci di contratti precari e di salari talmente bassi che ci costringevano a fare anche altri lavori.
Abbiamo accettato questa situazione perché, a differenza di molti, noi crediamo veramente nella possibilità di una società migliore e siamo convinti che l’integrazione passi, in primo luogo, dall’istruzione. Non è semplicemente accogliendo i ragazzi stranieri a scuola che si realizza l’integrazione, ma dando loro la reale opportunità di affrontare e completare il faticoso percorso scolastico. Per riuscirci essi hanno bisogno dell’aiuto di un docente specializzato. Proprio la scarsa presenza di questa figura ha determinato un’alta percentuale di abbandono scolastico da parte degli stranieri e questo rappresenta, a nostro parere, un fallimento per l’Italia.
Può immaginare, quindi, con quanta speranza abbiamo accolto la notizia che il Governo voleva dare finalmente un riconoscimento ufficiale alla nostra categoria, istituendo una nuova classe di concorso fra quelle dei docenti della Scuola Pubblica. Ebbene, le nostre speranze sono state completamente deluse il 22 febbraio 2016, quando è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il regolamento delle nuove classi di concorso. Quasi tutti noi risultiamo infatti “esclusi” dalla classe A-23 Lingua italiana per discenti di lingua straniera.
Nonostante i ripetuti appelli, il Ministero dell’Istruzione ha rifiutato un confronto con noi e con i docenti universitari che si occupano della nostra formazione. Eravamo convinti che il Ministero avrebbe tenuto conto dei nostri percorsi formativi e avrebbe riconosciuto la professionalità di chi fa da anni questo lavoro. Invece così non è stato: i requisiti di accesso per l’abilitazione nella classe A-23 non sono coerenti con la formazione di chi si è specializzato nel nostro campo. Dai titoli di accesso sono state inspiegabilmente escluse molte lauree che prevedono un naturale sbocco nell’insegnamento dell’italiano agli stranieri e che quindi erano state scelte da molti di noi. Inoltre, sono richieste delle competenze, in termini di crediti universitari, che non hanno alcuna attinenza con la didattica dell’italiano per stranieri e che, naturalmente, noi non possediamo.
Il risultato è che non potremo fare il concorso (per il quale viene addirittura richiesta un’abilitazione ad una classe che non esisteva), ma non potremo neppure accedere ai percorsi di abilitazione e partecipare ai futuri concorsi. Veniamo esclusi da una classe che, di fatto, dovrebbe nascere proprio con l’intento di dare un riconoscimento ufficiale al lavoro che noi svolgiamo già da tempo. L’unica remota possibilità di partecipare al concorso sarebbe quella di ricorrere alle vie legali, ma molti di noi non potranno sostenere le spese di un ricorso.
Non le nascondiamo che ci sentiamo vittime di un’enorme ingiustizia. Il nostro contributo è stato prezioso in un Paese in cui la presenza degli immigrati si è fatta in poco tempo molto significativa, tanto che in alcune scuole si è parlato di vera e propria emergenza. Nonostante la precarietà e i compensi poco dignitosi non ci siamo mai tirati indietro: siamo venuti “in soccorso” della Scuola Pubblica mettendo a disposizione la nostra professionalità. E oggi veniamo esclusi! Dall’anno prossimo non potremo più lavorare perché ci saranno al nostro posto i nuovi abilitati nella classe A23. Poco importa se noi abbiamo maturato molti anni di esperienza e abbiamo una formazione specialistica.
Ci rivolgiamo a Lei perché sappiamo quanto ha a cuore i temi dell’integrazione e dell’istruzione. Siamo sicuri che quando ha firmato il regolamento relativo alle nuove classi di concorso ha ritenuto un fatto estremamente positivo che si tenesse conto anche degli allievi stranieri. Con questa lettera Le chiediamo di intercedere affinché i criteri di accesso alla classe di concorso A-23 vengano riformulati tenendo conto della formazione specifica e dell’esperienza di chi fa questo lavoro da anni.
In tante occasioni Lei ha ribadito l’importanza dell’apprendimento della lingua italiana per gli immigrati che vivono nel nostro Paese. In occasione del Congresso della Società Dante Alighieri, tenutosi a Milano lo scorso settembre, ha definito la conoscenza della lingua «un veicolo decisivo di integrazione tra i cittadini e le numerose comunità immigrate». Ha giustamente ricordato che per queste comunità l’italiano è «la lingua della reciproca comunicazione, che comunicazione significa conoscenza» e che proprio la conoscenza «abbatte i muri della diffidenza e della paura, prevenendo la formazione di ghetti che sono, innanzitutto, linguistici e culturali». Nel Suo intervento ha anche espresso la convinzione che dovremmo essere più impegnati «nel promuovere e nell’assicurare la conoscenza della nostra lingua agli immigrati che s’insediano nel nostro Paese». Per questo motivo siamo certi che non vorrà privare la Scuola italiana del contributo di tante persone che si sono specializzate proprio nell’insegnamento della lingua italiana agli immigrati e che hanno maturato tanti anni di esperienza in questo campo.
In un momento tanto delicato, in cui si parla continuamente di muri e conflitti Le chiediamo a gran voce di non privare la nostra società della professionalità e della competenza di tante persone che da anni lavorano con passione per favorire realmente l’integrazione.
Nel ringraziarLa per l’attenzione che vorrà riservare alla nostra richiesta, Le porgo i miei più cordiali saluti.

*Seguono 250 firme. Guarda anche il blog: Riconoscimentoitaliano

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