HomeStampaGli insegnanti contano meno perchè ostaggio dei sindacati

Gli insegnanti contano meno perchè ostaggio dei sindacati

Oggi sul Corriere della Sera Galli della Loggia torna a parlare di scuola e in particolare dei docenti e del loro “valore” che negli anni è sempre diminuito.
Cita Gaetano Salvemini che già in tempi non sospetti chiedeva concorsi selettivi: «Quando gli insegnanti scenderanno in campo per esigere che i concorsi cessino dall’essere fatti per burla, e che il metodo dei concorsi per la scelta degli insegnanti governativi sia mantenuto rigidamente?».

Richiamando alla responsabilità i docenti di ruolo più anziani che devono esigere la qualità della scuola e dovrebbero schierarsi contro i cosiddetti concorsi “burla”.

Ma l’aspetto che più degli altri sottolinea Galli della Loggia è l’assenza della voce dei docenti, anche in questo periodo di grande difficoltà e di grande cambiamenti. Gli insegnanti – quasi li rimprovera – si affidano ai sindacati della scuola che raccolgono tutti in una sorta di grande calderone senza poi affrontare nel dettaglio le necessità della scuola e – cosa più grave – “gli insegnanti italiani non possono parlare. Il nostro infatti è uno dei pochi Paesi in cui non esiste un’associazione degli insegnanti vasta e influente, professionalmente competente e capace di muoversi nel dibattito pubblico, come esiste ad esempio in Francia, Inghilterra o Germania. Perché da noi al posto di un’associazione del genere c’è il «sindacato scuola»”.

E dire che di esperienza ne avrebbero, specie quelli più anziani potrebbero raccontarci – sottolinea ancora Della Loggia – “se davvero l’autonomia degli istituti scolastici ha funzionato, se davvero la presenza delle famiglie giova al loro lavoro, se realmente la didattica delle competenze è da preferire alla didattica delle conoscenze”.Questioni che un sindacato “generalista” che ingloba tutti in una sorta di “ammucchiata” e li tiene assieme su questioni generali come la rivendicazione “di natura esclusivamente retributiva o legata agli orari di lavoro” e sulle rivendicazioni relative alle immissioni in ruolo ma senza: “reclamare, come sarebbe sacrosanto, concorsi veri (cioè seri: scritti e orarli come dio comanda) a scadenza fissa e aperti a tutti. No, al loro posto, invece, per chiedere solo e sempre l’ope legis, il «todos caballeros» comunque mascherato e ribattezzato”.

E poi arriva la stoccata: “Il sindacato scuola italiano è così di fatto il sindacato dei precari e virtualmente tra i maggiori responsabili della dequalificazione della figura dell’insegnante, oltre che della sua assenza dal discorso pubblico. Non solo, ma esso è pure se non l’autore almeno il complice dell’incredibile malgoverno scolastico italiano gestito dal Ministero, che implacabilmente produce precari e periodicamente li immette in ruolo a condizioni di favore”.

E conclude mettendo in evidenza la figura del segretario della FLC Cgil: “il profilo biografico del segretario del sindacato Cgil dei «lavoratori della conoscenza»: un tizio che palesemente in vita sua non si è seduto dietro una cattedra neppure per un’ora. Come meravigliarsi che un sindacato simile non si curi minimamente di avere qualcosa da dire nel merito di ciò che la scuola è o dovrebbe essere, di alimentare alcun dibattito né su ciò che s’insegna né sul profilo di chi è chiamato a farlo, sul ruolo e il posto dell’istruzione nel presente e nel futuro del Paese? Esso tiene prigionieri gli insegnanti italiani nella gabbia del suo discorso senza verità e senza vita, fatto solo di vuotaggini pappagallesche, da anni sempre le stesse, sulla «democrazia», l’«autonomia», l’«inclusività» e così via salmodiando da un ope legis all’altra”.

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