Quattro ore di sciopero con manifestazioni da gestire e mettere in campo da qui a metà novembre a livello territoriale. Mezza giornata di astensione dal lavoro per protestare contro la legge di Stabilità del governo Letta, trasmessa ieri dal governo al senato, che nella scuola potrà essere ridotta anche a una sola ora di sciopero, a inizio oppure alla fine delle lezioni.

Si deciderà sempre sul territorio. Al centro delle contestazioni il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici, di cui la scuola rappresenta con i suoi 900 mila dipendenti il settore più corposo. A proclamare la mobilitazione i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Obiettivo: ottenere la modifica della legge di Stabilità in parlamento, attraverso un pressing continuo della piazza.

Nei prossimi giorni i sindacati chiederanno un incontro con i capigruppo di camera e senato per «spiegare le nostre ragioni e convincerli della necessità di introdurre dei cambiamenti». A metà novembre le tre sigle riuniranno i direttivi per fare il punto sugli esiti della protesta.

Per i dipendenti pubblici, la Stabilità porta un blocco dei contratti fino a tutto il 2014, la riduzione degli straordinari, la rateizzazione del pagamento del Tfr. Con una riprogrammazione del pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale che lascia presagire un blocco degli stipendi ancora più esteso.

«Dopo 5 anni di fermo del contratto e 350 mila posti tagliati nel pubblico impiego, la spesa pubblica continua a crescere», spiega il segretario della Cisl scuola, Francesco Scrima, «questo dimostra che non è la ricetta di cui abbiamo bisogno. Sono altri gli sprechi da tagliare e le rendite su cui intervenire». Autorizzare il rinnovo del contratto non solo sotto il profilo normativo «ma anche economico e garantire il pagamento degli scatti di anzianità», è la richiesta sintetizzata da Massimo Di Menna, leader della Uil scuola. Gli scatti rappresentano l’unica forma di progressione stipendiale per una categoria che ha medie retributive tra le più basse in Europa: costano circa 300 milioni di euro l’anno per lo stato e negli ultimi due anni sono stati autofinanziati dal settore in larga misura grazie ai risparmi frutto dei tagli della riforma Gelmini. «Serve un’inversione di tendenza generale sui settori della conoscenza», ribadisce Mimmo Pantaleo, numero uno della Flc-Cgil, «la scuola non può essere importante per il governo solo a parole».

La legge di Stabilità, ha detto la Camusso, ha il peccato originale di «non determinare il cambiamento necessario, continuiamo ad essere il solo paese in recessione e, soprattutto, continuiamo a perdere il lavoro». Il segretario della Uil Angeletti ha proposto: «Rivedere la tassazione sulle rendite finanziarie e operare un’operazione di redistribuzione fiscale a favore di lavoratori e pensionati». Allargare la riduzione del cuneo fiscale, per esempio, sul lavoro dipendente, richiederebbe però dai 5 ai 10 miliardi in più. Trovare il bilanciamento giusto e possibile sarà la battaglia dei partiti in parlamento, battaglia nella quale il sindacato vuole esercitare il suo ruolo di rappresentanza.

Alessandra Ricciardi

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