Sulla scuola piovono promesse elettorali e si accendono i fuochi delle polemiche, in un clima che comunque non favorisce certo la qualità delle argomentazioni.
Delle promesse, ad ogni buon conto, ne prendiamo nota, e a tempo debito ne chiederemo conto.
È molto bello sentir dire che la spesa sull’istruzione sarà portata al 6% del PIL, o che verranno destinati alla scuola otto miliardi di euro in tre anni, selezionando a tal fine la spesa pubblica.
Ancor più bello sarà constatare che quelle parole si siano tradotte in fatti: ma su questo l’esperienza ci induce ad essere molto cauti.
Dalle polemiche, invece, preferiamo tenerci lontani, non avendo alcuna intenzione di farci trascinare in una giostra di dichiarazioni destinate a lasciare il tempo che trovano.
Gli elettori hanno intelligenza e buon senso sufficienti per valutare la credibilità di candidati e partiti, al di là di quanto possano scrivere in programmi più o meno ben confezionati.
Noi sappiamo che il confronto vero, quello che conta, lo dovremo sostenere dal 26 febbraio in poi, quando il tempo delle promesse lascerà il passo a quello delle scelte.
Lì ci saremo, e i lavoratori della scuola lo sanno, con la forza che ci viene dall’essere un sindacato che vive di fatti e non di parole, di negoziato e non di comizi.
Roma, 13 febbraio 2013

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