Lo sciopero è uno strumento ancora efficace? L’intervista a Libero Tassella

Lo sciopero negli anni ha perso mordente, le adesioni si sono ridotte a percentuali minime, talvolta imbarazzanti e perfino controproducenti. Ne abbiamo parlato con Libero Tassella.

Lo sciopero è uno strumento di lotta?

Io credo che lo sia, ora più che mai, in quanto la protesta si è via via insterilita nelle piazze virtuali, in petizioni on line e in commenti sui social, ridondanti, inutili e lamentosi.

Lo sciopero è ancora l’unico modo per manifestare in modo tangibile il dissenso, attraverso un numero, una percentuale che indica quanti lavoratori in quel determinato giorno hanno incrociato le braccia rispetto a quelli in servizio con lo scopo di ottenere quanto indicato da una piattaforma di rivendicazioni.

È quanto si chiede agli insegnanti di fare il prossimo 30 maggio per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro scaduto da ben 41 mesi ( la trattativa si apre il prossimo 17 maggio all’ ARAN) e contro il D.L. 36 dello scorso 30 aprile, che lo scorso 10 maggio ha iniziato il suo iter parlamentare in Senato.
Il 17 maggio saranno ascoltati in commissione al Senato i Sindacati della Scuola.

Altre forme di lotta si possono pur prevedere e proporre, ad esempio l’astensione dalle attività aggiuntive non obbligatorie, molto richieste sui social dai docenti, ma, laddove tale astensione viene proclamata, nei fatti è disertata; infatti, pur proclamata dai Sindacati maggiormente rappresentativi , nell’ambito della vertenza in atto, dal 3 maggio, non mi risulta che abbia avuto un seguito concreto nelle scuole.

Io credo che l’astensione dalle attività aggiuntive non abbia la stessa evidenza di uno sciopero nel manifestare il dissenso, ma il problema non è oggi la tipologia dello strumento di lotta, il problema è invece trovare chi lotta nella scuola.
Su questo gli insegnanti e gli ATA purtroppo sono da molti anni ormai latitanti

Le lavoratrici e i lavoratori della scuola in questi anni hanno assunto un atteggiamento di rinuncia, di apatia, di impotenza, di disimpegno, uscire da questo atteggiamento sarà la vera sfida per una categoria che ormai non so se si possa chiamare più tale.

Presto Docenti e ATA ( un milione e duecentomila) sono chiamati a scioperare dai sindacati di categoria , dall’adesione allo sciopero del 30 maggio vedremo quale messaggio saranno capaci di inviare al Governo Draghi e al Ministro Bianchi su Contratto e DL 36.

Lei è stato molto critico nei confronti dello sciopero dei sindacati di base, crede che lo sciopero indetto dai Sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola. SNALS Confsal e Gilda Unans per il 30 maggio possa avere maggior successo?

Lo sciopero di venerdì 6 maggio dei sindacati di base e di Anief, che pare aderisca anche allo sciopero del 30 maggio , credo che sia stato un grave errore politico del sindacalismo di base, ora del tutto marginale tra le lavoratrici e i lavoratori della scuola.
Uno sciopero palesemente improvvisato che era stato indetto come ogni anno contro le prove Invalsi e poi riciclato all’ultimo momento contro il DL 36, uno sciopero senza mobilitazione, a freddo, senza coinvolgere i lavoratori, calato dall’alto, intempestivo, era inevitabile che naufragasse nel nulla, il risultato è stato un flop annunciato , meno dell’1%, di partecipazione un regalo insperato per il Governo Draghi e il Ministro Patrizio Bianchi alla vigilia dell’inizio dell’iter parlamentare, che sentitamente ringraziano.
Ora io non so se lo sciopero del 30 maggio andrà meglio, credo sicuramente di sì, certo i docenti devono dare finalmente un segnale e non possono più continuare a restare alla finestra, spettatori passivi e rassegnati.
I docenti italiani si devono rendere conto che non possono ottenere nulla se rinunciano in partenza a ogni forma di lotta e a loro nulla è dovuto senza la lotta, insomma devono capire che devono sporcarsi le mani e uscire dal loro individualismo.

Non è che i lavoratori non si possono permettere di scioperare?

Quest’alibi è usato da chi non vuol scioperare e lo sento ripetere ogni qual volta viene proclamato uno sciopero nella Scuola. Cosa che non capita in altri settori lavorativi.

Quindi la mia risposta è no, trovo non accettabile, qualunquista quest’alibi, indegno se usato dai lavoratori della conoscenza che dovrebbero avere invece una percezione storica di cosa sia stato il conflitto nel mondo del lavoro.
Da sempre chi partecipa ad uno sciopero ha una trattenuta in busta paga, la protesta ha e ha avuto sempre un suo costo, che nel caso dello sciopero di un’insegnante oscilla tra i 60 e i 70 euro.

Non è questo a trattenere gli insegnanti, mi creda.
Ripeto quanto ho detto in risposta alla sua prima domanda, il problema non è lo sciopero o il costo dello sciopero o le forme di protesta alternative allo sciopero , è un problema di mentalità, gli insegnanti devono capire che a loro nulla è dovuto senza la lotta, la protesta, la mobilitazione, lo sciopero, devono capire che la passività e l’indifferenza non pagano e li porteranno sempre più ad arretrare sul piano professionale e su quello retributivo.

Aggiungo che non basta uno sciopero una tantum, la mobilitazione deve essere continua e prolungata nel tempo , in Italia invece gli insegnanti si svegliano ogni morte di Papa, ogni 20 anni, prima alla fine degli anni Ottanta del vecchio secolo, poi nel 2000 contro il concorsaccio di D’Alema e di Berlinguer poi nel 2015 contro la 107 di Renzi e di Giannini , la cosiddetta Buona Scuola, tre risvegli intervallati da lunghi sonni, che hanno coinciso con quelle riforme che hanno devastato la scuola: dall’autonomia, alla dirigenza, dalla razionalizzazione della rete scolastica alla management scolastico e ora al nuovo reclutamento ad ostacoli, alla formazione obbligatoria e incentivata.

Il lungo sonno degli insegnanti ha generato mostri, ora è inutile prendersela con gli altri e autoassolversi sempre e comunque.

Io credo con grande franchezza che, se non ci sarà una mobilitazione continua, per gli insegnanti e gli ATA ci saranno ben poche speranze.
Ecco perché credo che il 30 maggio essi debbano scioperare e manifestare.

Quali forme di protesta efficaci potrebbero mettere in atto i sindacati?

Scioperi, manifestazioni, manifestazioni e scioperi, le forme più antiche ed efficaci, ma il problema sono gli insegnanti, oggi per gli insegnanti la protesta non è nelle loro corde, non si pongono neppure il problema di dissentire, al limite si lamentano se subiscono un torto personale.

I docenti francesi non hanno problemi a scioperare e a scendere in piazza, qui da noi invece gli insegnanti a ogni sciopero declinano una serie di scuse per non scioperare: lo sciopero costa, lo sciopero è inutile, non ho mai fatto sciopero e mai lo farò, non regalo i miei soldi allo Stato, non sciopero per fare un piacere ai sindacati, lo sciopero nella scuola non crea disservizio; lo scorso inverno in Francia i docenti hanno fatto uno sciopero con una adesione del 70%, lì è normale, in Italia questo è impensabile, lo fu nel 2015 e si gridò al miracolo.

Forse i docenti italiani si dovrebbero fare qualche domanda in più e forse dare ai sindacati qualche colpa in meno sul perché hanno una così bassa considerazione sociale e un basso salario.

In questi decenni essi sono restati colpevoli e passivi spettatori. Sta a loro ora scegliere se cambiare o meno.

Libero Tassella

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