La sala dell’Isfol era gremita. Decine di rappresentanti di 18 enti di ricerca si erano riuniti ieri in assemblea per decidere altre forme di lotta dopo il voltafaccia della camera sul decreto 101, che lo stesso ministro Giampiero D’Alia aveva definito «provvedimento della stabilizzazione», ma dopo la discussione avvenuta a Montecitorio, il decreto sembra rimettere in gioco le sorti dei 12mila dipendenti della pubblica amministrazione «in scadenza». Fra le novità più criticate il criterio dei «i posti in dotazione organica vacanti» per le future assunzioni, ovvero ulteriori limite alla stabilizzazione. Rimane inoltre il tetto dei 3 anni per l’accesso prioritario ai concorsi, quindi l’esclusione della maggior parte dei lavoratori degli enti di ricerca.
Fra i primi prendere la parola, i dipendenti in scadenza ex-Ispels (confluiti dal 2010 nell’Inail): si tratta di 500 precari, anche se alcuni di loro vantano 16 anni di anzianità di servizio. Dopo 3 anni nell’ente statale che si occupa di infortuni, non risultano nemmeno nella pianta organica.
Poi è la volta di Angelita Castellani, rappresentante dei 373 precari Istat, il cui contratto scade nel 2014. I ricercatori responsabili dei servizi statistici italiani meditano di attuare a breve il blocco della produzione e hanno esteso l’invito ai colleghi di tutti gli enti. Indignata anche la rappresentante della Uil Carla Canoro che ha parlato a nome del Cnr, altri 500 dipendenti in attesa di stabilizzazione che il decreto D’Alia esclude all’80% dal prossimo concorso.
Molti sono arrivati anche da fuori Roma: è il caso del comparto Indire, con sede a Firenze, che si occupa dei progetti Erasmus di tutti gli studenti italiani. «Dagli anni Novanta – dice la rappresentante Angela Miniati – siamo apparsi e scomparsi più volte dalla lista enti di ricerca: infatti svolgiamo anche funzioni amministrative oltre che didattiche e pedagogiche. La nostra è una professionalità costruita giorno per giorno».
Altro ente, stessa storia: l’Invalsi conta l’80% dei dipendenti in cerca di stabilizzazione da 15 anni. 40 hanno un contratto a tempo determinato. «Dopo il decreto D’Alia – spiega Dibello, che è anche delegata Cgil – per l’accesso al concorso saremo equiparati ai Coproco, che sono esterni, ma di fatto lavorano tutto il giorno al nostro fianco. Per ottenere la proroga dei contratti abbiamo fatto scioperi della fame e blocco della didattica». «Siamo precari fossili» è l’espressione usata da Maria Grazia Ciacco per descrivere la condizione dei 182 dipendenti dell’Ingv in cerca di stabilizzazione: «Dovevamo essere assunti dal 2007, poi non si è saputo più nulla. Ora, magicamente, nel decreto 101, ricompariamo nella top list delle assunzioni».
Federica De Luca, dell’Isfol, a nome della Rete Ricerca Pubblica: «Il nostro è un problema d’identità. Tremonti è stato il nostro trait-d’union. Siamo l’unico Paese in cui è impossibile scorporare i 22 Enti di Ricerca dalla Pubblica Amministrazione. Non dobbiamo farci guerra tra lavoratori a tempo determinato e Coproco, ma chiedere uniti la separazione dalla Pubblica Amministrazione: voglio fare ricerca senza farmi più ricattare dallo Stato».
A chiudere il primo ciclo d’interventi Francesco Sinopoli di Flc Cgil. «Negli ultimi tre mesi è accaduto l’incredibile: il decreto D’Alia, nonostante la retorica, è oltraggioso per chi ne subisce le conseguenze. Saranno assunti prima i collaboratori degli enti locali e poi quelli del comparto nazionale. Nel frattempo la ministra dell’istruzione Maria Chiara Carrozza ha stanziato un milione e 600 mila euro per assumere a chiamata le eccellenze in campo internazionale». Tra le richieste rinnovate ieri dai precari , che nelle prossime settimane chiederanno d’interloquire col Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il 6 organizzeranno un presidio di fronte al Ministero, l’indicazione delle risorse per le stabilizzazioni e il rinnovo delle proroghe di tutti contratti nella prossima legge di stabilità.

Silvia Colangeli

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