La manovra estiva denominata “spending review”, allo studio del MEF, è riuscita a ricompattare  i sindacati confederali. Cgil, Cisl e  Uil si sono dette contrarie alle ipotesi di stretta su tutto il pubblico impiego, ancora una volta chiamato a pesantissimi sacrifici. I leader dei tre maggiori sindacati chiedono un incontro urgente con il premier Mario Monti,  la leader Cgil, Susanna Camusso, preannuncia una mobilitazione dei dipendenti statali.

“Abbiamo scritto una lettera per chiedere a Monti di convocare una riunione con i ministri competenti. Spero non si continui a fare terrorismo, mi pare che stiano lavorando per distruggere la coesione sociale”, ha detto stamani il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a margine dell’assemblea annuale di Confcommercio.

“Bisogna stare attenti, sembra che il governo stia mostrando la massima irresponsabilità”, ha aggiunto.

Susanna Camusso, leader della Cgil, invita il governo a prendere esempio dalla vicenda degli esodati e a “non procedere unilateralmente sulla spending review ma a confrontarsi con urgenza con i sindacati”.

“A sostegno di questa richiesta, e a contrasto di provvedimenti sbagliati, i lavoratori pubblici preparano la mobilitazione”, ha annunciato.

La UIL,  con Angeletti, invita il governo a tagliare dall’alto e lo ammonisce: se interverrà sulla PA sarà “ineluttabile scontro sociale”.

“Abbiamo 135.000 eletti per amministrare soldi pubblici e 7.000 aziende pubbliche con altrettanti consigli di amministrazione e migliaia di dirigenti. Eppure il governo vuole tagliare sugli impiegati che hanno già subito una sterilizzazione dei loro stipendi, che saranno costretti ad andare in pensione a settant’anni e che guadagnano un decimo di quelli che li comandano”, scrive il capo della Uil in una nota.

“Sulla base dell’esperienza temiamo che, come al solito, il governo cercherà di fare risparmi incidendo solo sulla parte più debole. Il sindacato non potrà mai accettare soluzioni che colpiscano ancora i lavoratori del pubblico impiego”.

Lo spettro della cassa integrazione per i dipendenti pubblici inizia a prendere corpo e il tutto come al solito sarà deciso in estate.

Fra i possibili provvedimenti nello “spendi review” potrebbero trovare posto: la cassa integrazione per i dipendenti pubblici, allo scopo di ridurre la pianta organici (i precari che fine faranno?), la riduzione delle province del 20% accorpando quelle sotto i 300.000/350.000 abitanti.

La riduzione della spesa pubblica di 5 miliardi negli ultimi sette mesi del 2012 equivale ad avere circa 8,5 miliardi di risparmi strutturali dal 2013. Con molta probabilità il  decreto sarà operativo da luglio, se così sarà i tagli si riferiranno al secondo semestre e la dote del 2013 aumenterebbe a 10 miliardi.

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