Una legge vergogna scippa mille Euro ai precari, i più deboli

E’come se mi togliessero la tredicesima. In genere quei mille euro arrivano tra gennaio e marzo e aiutano non poco”. La precaria quarantenne, Claudia C., che racconta la storia delle ferie mancate ai precari della scuola è una di quelle che meglio sintetizzano le ingiustizie italiane. La scuola pubblica ci ha abituato a vicende di mala-gestione, di impoverimento progressivo, di svuotamento costante di competenze e prerogative. Ma la vicenda delle ferie non retribuite assomiglia a un furto con destrezza operato in nome della spending review, della sana gestione di bilancio e delle politiche “in nome dell’Europa”. Una storia maldestra che per reggersi ha bisogno di norme interpretative, poco resocontabili, oggetto di una miriade di ricorsi a cui i sindacati di categoria stanno per prepararsi.

L’INGIUSTIZIA si traduce nella mancata corresponsione di una cifra misera, ma rilevante per le tasche degli insegnanti precari: 1.000-1.200 euro che, fino allo scorso anno, venivano corrisposti al termine di quelle supplenze della durata di dieci mesi. Le supplenze a tempo determinato, quelle che scadono a giugno e che per essere assegnate obbligano a file interminabili negli ultimi giorni di agosto, lasciando giovani e meno giovani docenti con l’ansia sospesa di chi sa che lavorerà quest’anno, ma non sa cosa farà l’anno successivo. Prima delle manovre di spending review del governo Monti, attuate tra luglio e dicembre 2012, il personale assunto a tempo determinato, sia per supplenza breve sia per supplenze da settembre a giugno, vedeva monetizzate le ferie non fruite durante il rapporto di lavoro. Quella cifra, circa mille euro, veniva corrisposta tra gennaio e marzo successivi e veniva a costituire un risarcimento per i periodi di disoccupazione. La spending review del 2012, invece, ha vietato la monetizzazione per tutti i dipendenti pubblici. Per i precari della scuola, però, che lavorano solo dieci mesi e nei quali, quindi, la messa in ferie darebbe il via a una serie infinita di sotto-supplenze se si assenta il precario c’è bisogno di un altro che prende il suo posto e così via la legge di Stabilità di dicembre è intervenuta con un provvedimento ad hoc a decorrere dal 1 settembre 2013. Nonostante l’evidente rabbia per il provvedimento, molti hanno ritenuto che per l’ultimo anno di lavoro le ferie sarebbero state pagate. Il 4 settembre, però, il ministero dell’Economia, dopo aver ricevuto da parte degli istituti scolastici la segnalazione delle ferie da retribuire per l’anno 2012-’13, ha ritenuto necessario diramare una nota interpretativa che ha introdotto la retroattività: la monetizzazione va interrotta a partire dal 1 gennaio 2013. Tutti coloro che si stavano predisponendo a incassare quei “maledetti” mille euro hanno così scoperto che le loro aspettative sarebbero andate deluse. Secondo la nota, infatti, le ferie potranno essere monetizzate solo dopo aver conteggiato tutti i giorni di sospensione previsti dall’anno scolastico. Quindi, Natale, Pasqua e altre possibili sospensioni, compresi i primi dieci giorni di settembre in cui, generalmente, gli insegnanti sono a disposizione, ma senza aver ancora cominciato l’anno scolastico vero e proprio.

I DOCENTI PRECARI non devono così sospendere il lavoro, e quindi essere sostituiti, ma semplicemente mettersi in ferie, o essere messi in ferie, durante le pause scolastiche. Un danno, aggravato dalla beffa. Da qui, la reazione dei sindacati che, però, finora non hanno invertito la situazione. La Flc-Cgil parla di “comportamento inqualificabile” da parte del Mef “nel metodo e nel merito”. Per il sindacato di base, Usb, “la fantasia non ha limiti quando si vuole piegare il diritto ai propri comodi” e quindi “per far valere il diritto al pagamento delle ferie non godute sarà necessario portare le carte in tribunale. I ricorsi sono stati già preparati dall’Anief, come conferma al Fatto il suo presidente, Marcello Pacifico. “Noi pensiamo che la scelta del ministero dell’Economia sia in palese contrasto con la Direttiva comunitaria n. 2033/88″ in base al principio, spiega Pacifico, che le ferie vanno godute ai fini ricreativi e quindi non sovrapponibili con periodi sovrapponibili al normale orario scolastico”. Il linguaggio in alcuni casi è burocratico, ma i ricorsi ci saranno senz’altro come avviene da anni nel mondo della scuola.

 

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