La pioggia torna a bussare alle porte del Sud Italia, e con essa l’ormai consueta allerta meteo gialla diramata dalla Protezione Civile. È il 23 marzo e, mentre il Nord si gode una tregua meteorologica con cieli sereni, una perturbazione di origine atlantica minaccia di bagnare abbondantemente le regioni meridionali, portando con sé temporali e un carico d’inquietudine.
Calabria e Sicilia, ancora una volta, si trovano nel mirino. Non è una novità, certo, ma ogni allerta porta con sé una scia di preoccupazioni. Le immagini delle strade trasformate in fiumi, dei campi allagati e dei cittadini con gli stivali di gomma che cercano di contenere l’acqua sono ormai familiari. Eppure, per quanto ci si abitui al ripetersi di certi eventi, l’ansia non scompare mai del tutto. Soprattutto quando si sa che le infrastrutture spesso non sono pronte a reggere l’urto.
Il bollettino parla chiaro: i settori ionici calabresi e l’estremo sud della Sicilia sono i più esposti. Ma la perturbazione non si fermerà lì. Campania, Basilicata e Puglia meridionale potrebbero subire le conseguenze di questo maltempo che sembra non voler dare tregua. E non è solo questione di pioggia: i rilievi montuosi sopra i 1.200 metri potrebbero svegliarsi imbiancati da nevicate fuori stagione.
E allora viene da chiedersi: cosa stiamo facendo per prepararci a questi episodi che ormai non sono più eccezioni ma quasi la norma? Si parla tanto di cambiamenti climatici, di eventi estremi sempre più frequenti, ma le risposte concrete sembrano ancora lente e frammentarie. La manutenzione dei territori e la prevenzione dei rischi idrogeologici rimangono spesso una promessa più che una realtà.
Nel frattempo, i cittadini del Sud si preparano a un’altra giornata di pioggia battente. Chiudono le finestre, controllano i tombini, sperano che il fiume vicino non esondi. È una routine che conoscono bene, troppo bene. Ma non dovrebbe essere così. Perché dietro ogni allerta c’è una comunità che vive con il fiato sospeso, sperando che questa volta la tempesta passi senza lasciare troppi danni.
E se il cielo sopra il Nord resta sereno, al Sud si alza un’altra nuvola: quella dell’incertezza su un futuro in cui il maltempo non sia solo un evento atmosferico, ma anche un banco di prova per la capacità del Paese di tutelare i suoi cittadini.
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