Ormai nulla più sorprende ci sorprende!
Questa frase potrebbe apparire come il solito luogo comune da fila all’ufficio postale e invece, ahinoi, è l’ennesima amara constatazione dei docenti del movimento Scuola Lavoro e Libertà, a conferma che, alla fine, a pagare il conto sono sempre i docenti precari. Ma non basta: l’assurdità più grande è che si paga tanto di più quanto maggiore è l’anzianità di servizio dei docenti.
Ma di cosa si sta parlando? Ebbene, l’ultima randellata sulla pelle dei precari sta per arrivare dall’aggiornamento delle GPS e, come spesso avviene, se ad essere colpiti sono i lavoratori usa e getta della Scuola, a tutti, o quasi, si appanna improvvisamente la vista e miracolosamente nessuno vede più al di là del suo naso, mentre il problema diventa magicamente inesistente per politici, sindacalisti e purtroppo anche per molti che si occupano d’informazione.
Tutti sono al corrente delle nefandezze derivate dal vergognoso algoritmo mediante il quale vengono assegnate le supplenze al 30 giugno o al 31 agosto, tanto più quest’anno, data la riduzione dei posti disponibili dovuta al taglio di quasi 6000 cattedre e alle nuove immissioni in ruolo che hanno limitato al massimo, in modo quasi chirurgico, proprio l’assunzione dei precari storici.
In sostanza è successo che moltissimi precari storici, che normalmente venivano convocati da GPS, quest’anno sono stati saltati dall’algoritmo in quanto considerati rinunciatari su sedi improponibili per docenti con 10/15 anni di lavoro alle spalle, i quali, giustamente, non avevano inserito quelle sedi/spezzoni nelle 150 preferenze.
Il risultato di questo meccanismo diabolico ha costretto migliaia di precari veterani dell’insegnamento a correre ai ripari lavorando da graduatorie d’istituto, supplenze che, permettono di ottenere spesso l’annualità di servizio, ma solo attraverso una serie di contratti che seguono l’assenza del titolare, mediante proroghe, quindi solo a fine anno scolastico.
Specie al Sud, tantissimi docenti hanno accumulato decenni di servizio in questo modo, quindi non mediante supplenze al 30 giugno o al 31 agosto ma con supplenze brevi svolte in maniera continua e sistematica, ma con contratti frammentati.
Ora, non si capisce proprio quale sia la necessità di anticipare l’apertura dell’aggiornamento delle GPS, quando le convocazioni per l’anno scolastico 2026/27 arriveranno a settembre 2026 e ora siamo solo a febbraio.
In soldoni, per chi fa finta di non capire, succederà che i supplenti brevi che arriveranno a fine anno con le proroghe, non potranno ottenere i 12 punti dell’annualità in corso, punti che invece saranno messi in tasca in anticipo da chi ha il contratto al 30 giugno o al 31 agosto, con uno scioglimento della riserva che comunque impegnerà gli uffici amministrativi in estate. Se poi, come si è già detto, si considera che spesso questi contratti che coprono l’intero anno scolastico sono stati firmati da docenti più giù in graduatoria ma che si sono resi “più disponibili” nella compilazione delle 150 preferenze, ecco che è facile dedurre che si verificherà l’ennesimo sorpasso programmato nelle graduatorie ai danni dei soliti precari storici.
Quindi, ricapitolando, i precari storici che lavorano con le supplenze brevi:
Hanno contratti molto meno tutelanti per i lavoratori nei loro diritti essenziali (malattie, permessi, ecc.).
Aspettano mesi e mesi per ricevere lo stipendio e, pur lavorando, non possono mangiare, pagare l’affitto e le bollette.
Non percepiscono la carta docente.
Vengono considerati lavoratori di serie B, e quindi non meritevoli di risarcimenti in caso di reiterazione abusiva di contratti a termine da parte dello Stato.
Spesso subiscono l’interruzione dei contratti durante le vacanze natalizie, pasquali o in occasione di ponti lunghi.
Non avranno diritto all’assicurazione sanitaria per i docenti (anche qui si agevola il privato a scapito del pubblico e dei servizi alla collettività), promessa dal Ministro proprio in questi giorni.
Vengono puntualmente scavalcati da chi è più basso in graduatoria nelle GPS, tramite meccanismi di vario genere come quello appena descritto, senza dimenticare la corsa ai titoli di vario genere, in cui sono specialisti proprio i più bassi in graduatoria, e in particolare i titoli accademici il cui valore annuo tende a salire più dell’inflazione. In questo modo, in una mossa degna del più abile dei giocatori di banchetto delle tre carte, come d’altronde è già avvenuto negli ultimi concorsi per l’assegnazione del punteggio ai titoli accademici, anche il MUR avrà la sua parte, ovviamente sempre a scapito dei docenti precari del MIM.
Ora giudicate voi: i precari storici soffrono della sindrome di Calimero, come spesso si cerca di insinuare bassamente, oppure sono realmente vittime di un sistema irrispettoso dei diritti fondamentali dei lavoratori e dei principi di parità e uguaglianza fra cittadini sanciti innanzitutto dalla nostra Costituzione?
Davanti a una situazione come quella descritta, ormai stagnante e nauseante, il nostro parere è ovvio ed evidente, e il nostro appello, finora inascoltato, resta sempre lo stesso: politici e sindacalisti veri, dove siete? E dov’è il doppio canale promesso?
Scuola Lavoro e Libertà
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