Come funziona il bonus sugli aumenti contrattuali?
Proviamo però a vedere nel dettaglio come funziona. La detassazione al 5% si applica agli aumenti salariali previsti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) sottoscritti tra gennaio 2024 e dicembre 2026. Questa misura mira a ridurre la pressione fiscale sui lavoratori e a sostenere il loro potere d’acquisto. Grazie a un criterio di “cassa allargato”, l’agevolazione copre anche somme erogate entro metà gennaio dell’anno successivo, purché riferite all’anno precedente.
Facciamo qualche esempio concreto per permettere ai lettori di Informazionescuola.it di comprendere meglio il meccanismo: su un aumento lordo di 1.000 euro, la tassazione ordinaria potrebbe comportare un prelievo tra i 200 e i 300 euro, mentre con l’aliquota agevolata del 5% l’imposta scenderebbe a circa 45 euro. Il risparmio netto per il lavoratore potrebbe quindi superare i 250-300 euro, soprattutto nei redditi più elevati. Ma attenzione al conguaglio, perchè il governo con una mano da’ e con l’altra potrebbe togliere!
Chi può beneficiare della detassazione?
I requisiti per accedere alla tassazione agevolata sono i seguenti:
- Essere lavoratori dipendenti del settore privato.
- Aver percepito un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro nel 2025.
- Ricevere aumenti contrattuali nel 2026 derivanti da rinnovi CCNL.
La particolarità è che il limite dei 33.000 euro si riferisce al reddito del 2025, non a quello del 2026. Ciò significa che anche chi supera questa soglia nel 2026, grazie agli aumenti ricevuti, può comunque beneficiare della detassazione se il reddito dell’anno precedente rientrava nel limite.
Il rischio del conguaglio a dicembre
Come abbiamo già accennato, nonostante i vantaggi immediati in busta paga, il vero rischio si manifesta al momento del conguaglio fiscale di dicembre 2026. Se emergesse che il lavoratore ha superato i limiti previsti o non aveva diritto all’agevolazione (?), le somme risparmiate verrebbero recuperate in un’unica soluzione. Questo potrebbe comportare un impatto significativo sulla busta paga di fine anno. In molti casi potrebbe avere l’importo di solo 1 euro!
Va precisato, infatti, che fattori come premi, arretrati o altre voci accessorie potrebbero far superare la soglia dei 33.000 euro nel 2025, rendendo necessario un rimborso delle imposte non versate.
Quando conviene rinunciare alla detassazione?
Per evitare spiacevoli sorprese, la normativa consente ai lavoratori di richiedere al datore di lavoro la non applicazione della tassazione agevolata al 5%. Questa opzione può risultare vantaggiosa per coloro che:
- Si trovano vicini al limite dei 33.000 euro nel 2025.
- Hanno redditi variabili o incerti.
- Temono di superare la soglia a causa di conguagli o arretrati.
In questi casi, optare per la tassazione ordinaria potrebbe prevenire l’onere di una restituzione concentrata a fine anno.
Per una gestione ottimale della propria posizione fiscale, è consigliabile consultare un esperto o un consulente del lavoro in grado di valutare tutte le variabili in gioco e fornire indicazioni personalizzate.

