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Aldo Mucci (SGS), chiediamo ai giudici e ai magistrati di tornare a portare nelle scuole la conoscenza diretta sulla mafia, ispirandosi all’esempio pionieristico di Rocco Chinnici

“I giovani devono conoscere cos'è davvero la mafia per il loro futuro, perché ignorarla significa rischiare di diventarne vittime, complici inconsapevoli”

La mafia teme la scuola e la cultura più di molte condanne giudiziarie. La frase richiama direttamente un’idea ripetuta da diversi protagonisti della lotta alle mafie: Paolo Borsellino diceva che la mafia ha paura della scuola più che delle pistole o delle manette. Rocco Chinnici (giudice ucciso nel 1983) fu tra i primi a portare già negli anni ’70 la discussione sulla mafia nelle scuole, quando quasi nessuno ne parlava apertamente. La mafia prospera su tre pilastri principali che l’istruzione può indebolire: Ignoranza e analfabetismo funzionale, zone con bassi livelli di istruzione hanno tassi di infiltrazione mafiosa più alti (lo dimostrano studi su dispersione scolastica e presenza di clan). Cultura del “farsi i fatti propri” e del fatalismo, la scuola critica insegna a riconoscere diritti e doveri, a non accettare il sopruso come “normale”, a denunciare.

La repressione (arresti, processi, confische) è indispensabile, da sola non basta: serve prevenzione culturale. Senza una generazione che conosce la Costituzione, capisce come funzionano appalti e corruzione, riconosce i meccanismi del potere mafioso e sceglie diversamente, i boss tornano sempre. In Italia oggi c’è: Educazione civica (che include legalità e mafie) Molte scuole che fanno percorsi su beni confiscati, memoria delle stragi, testimonianze. Ma serve molto di più: più ore dedicate, formazione seria per i docenti, risorse vere nelle periferie e al Sud, meno retorica e più sostanza. Quindi sì: più scuola, più sapere non è uno slogan buonista, è una strategia realistica e a lunghissimo termine per rendere la mafia culturalmente incompatibile con il futuro del Paese. Bisogna parlarne di più e meglio nelle scuole: non spot commemorativi, ma un percorso strutturato e critico sulle mafie. Parlarne di più non è retorica: è rendere la mafia culturalmente incompatibile. Altrimenti resta tutto occasionale.  Abbiamo già inoltrato richiesta formale al Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, al Presidente dell’ANM, al Ministro dell’Istruzione e del Merito al Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo,alla Fondazione Rocco Chinnici per portare i magistrati direttamente nelle classi conclude Mucci.

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