Il dibattito sulla didattica a distanza (Dad) si riaccende in un momento in cui la crisi energetica e le tensioni geopolitiche internazionali sembrano intrecciarsi sempre più con le dinamiche interne del nostro Paese. A sollevare il tema è stato Marcello Pacifico, presidente del sindacato ANIEF, che ha lanciato un allarme non privo di fondamento: la possibilità che, in caso di ulteriori rincari dell’energia e dei carburanti, il governo possa essere costretto a ricorrere nuovamente alla Dad per contenere i costi.
Pacifico non ha usato mezzi termini: in uno scenario di inflazione galoppante e di misure emergenziali per limitare i consumi energetici, il ritorno alla didattica a distanza potrebbe diventare una scelta obbligata. Una prospettiva che, sebbene estrema, non è stata esclusa categoricamente dal leader sindacale, il quale ha sottolineato come la scuola debba essere «l’ultima a chiudere», ma non immune da eventuali sacrifici.
La reazione del governo, tuttavia, non si è fatta attendere. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha prontamente smentito qualsiasi ipotesi di un ritorno alla Dad. «La Dad non è contemplata in alcun modo», ha dichiarato con fermezza, cercando di rassicurare famiglie, studenti e personale scolastico. Una presa di posizione netta che sembra voler chiudere sul nascere ogni speculazione.
Eppure, il contesto generale racconta una storia diversa. Nello stesso giorno della smentita di Valditara, il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervistato dal *Corriere della Sera*, ha ammesso che il rischio di blocchi e rallentamenti legati alla crisi energetica è reale. «Non tutto, ma molto», ha detto Crosetto, lasciando intendere che la situazione sia tutt’altro che sotto controllo.
Questa apparente dissonanza all’interno del governo riflette un’incertezza più ampia. Se da un lato si cerca di tranquillizzare l’opinione pubblica, dall’altro si riconosce implicitamente che l’evoluzione della crisi potrebbe costringere a decisioni drastiche. Il ritorno alla Dad, pur negato oggi, potrebbe riemergere come opzione qualora gli scenari peggiorassero.
È evidente che il tema della scuola non può essere affrontato con leggerezza. La didattica a distanza, già sperimentata durante la pandemia, ha dimostrato limiti significativi sul piano educativo e sociale, ma in un contesto di emergenza energetica potrebbe essere vista come una misura temporanea per evitare conseguenze più gravi.
Resta da capire se il governo avrà la capacità di anticipare gli sviluppi della crisi o se sarà costretto a reagire in corsa. Per ora, le rassicurazioni ufficiali sembrano più un tentativo di guadagnare tempo che una reale certezza sul futuro. E in questo clima di precarietà, la scuola rischia ancora una volta di diventare il terreno su cui si scaricano le contraddizioni di un sistema in affanno.
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