Genova, 18 marzo 2026 – A volte, le notizie non sorprendono. Non perché siano meno gravi, ma perché sembrano l’ennesimo capitolo di una storia che si ripete. Oggi l’Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria ha diffuso una direttiva che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire un diritto fondamentale: l’assistenza igienico-personale agli alunni con disabilità non autosufficienti. Un provvedimento che, pur nella sua urgenza, arriva come un’amara conferma di quanto il sistema scolastico italiano sia ancora lontano dal rispondere alle esigenze di tutti i suoi studenti.
La Delibera n. 09 del Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità è chiara: l’assistenza non può essere oggetto di ritardi o compromessi. Deve essere garantita per tutto l’orario scolastico, senza eccezioni, e costituisce un “accomodamento ragionevole” per prevenire discriminazioni. Eppure, la realtà racconta un’altra storia. Solo pochi giorni fa, a Genova, una studentessa di 17 anni, ex atleta paralimpica, è stata costretta ad abbandonare la scuola per mancanza del supporto necessario. Un fatto che, oltre a indignare, solleva interrogativi profondi sul rispetto della dignità umana e sull’effettiva applicazione dei principi dello Stato di diritto.
Il problema non è nuovo. Da anni, associazioni come ANIEF Liguria denunciano le gravi carenze nell’assegnazione delle ore di sostegno e nell’organizzazione dell’assistenza agli studenti con disabilità. Spesso le risorse vengono stanziate in ritardo, quando l’anno scolastico è già iniziato da mesi, e in quantità insufficienti. Il risultato? Famiglie lasciate sole a colmare le lacune di un sistema che sembra sempre più orientato al risparmio economico che alla tutela dei diritti fondamentali.
E proprio qui sta il nodo della questione: il diritto all’istruzione non può essere subordinato a logiche di bilancio. Non si tratta di un privilegio o di una concessione, ma di un principio cardine della nostra Costituzione, che riconosce a ogni cittadino la possibilità di accedere a un’istruzione equa e inclusiva. Quando questo diritto viene negato – o peggio, ignorato – si compie una discriminazione inaccettabile che colpisce i più vulnerabili, privandoli non solo di un percorso educativo, ma anche della possibilità di vivere pienamente la propria dignità di persone.
Le scuole dovrebbero essere luoghi di inclusione, spazi in cui ogni studente possa sentirsi accolto e valorizzato. Eppure, le testimonianze raccontano una realtà diversa: classi dove mancano le figure professionali necessarie, piani educativi individualizzati (PEI) disattesi e famiglie costrette a intervenire in urgenza per garantire ai propri figli ciò che dovrebbe essere assicurato dallo Stato.
ANIEF Liguria ha ragione nel denunciare questa situazione come inaccettabile. Il risparmio sulla pelle degli studenti con disabilità non è solo una scelta miope, ma anche un atto profondamente ingiusto. Le famiglie non possono essere lasciate sole a combattere battaglie che spettano alle istituzioni. E se il sistema continua a fallire, è inevitabile che si ricorra alle vie legali per far valere diritti che non dovrebbero neppure essere messi in discussione.
Ma non possiamo limitarci alle denunce o alle azioni legali. Serve un cambio di passo culturale e politico. Occorre investire nelle scuole, rafforzare gli organici e garantire che le risorse necessarie siano stanziate per tempo. Perché ogni giorno perso è un giorno sottratto al futuro di chi già deve affrontare sfide più grandi degli altri.
Non possiamo più permetterci di considerare l’assistenza agli alunni con disabilità come una questione marginale o secondaria. È una priorità assoluta, un banco di prova per misurare il grado di civiltà della nostra società. E finché casi come quello della studentessa genovese continueranno a verificarsi, non potremo considerarci davvero all’altezza del compito che ci siamo assunti: quello di garantire pari opportunità a tutti i cittadini, senza eccezioni né compromessi.
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