A quanto ammontano gli aumenti degli stipendi dei docenti e del personale ATA dopo la firma del contratto? Arriveranno in tranche?
La firma del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2025/27 per il comparto scuola porta con sé alcune novità economiche attese da tempo. Dopo mesi di negoziati e tensioni, si parla finalmente di aumenti medi che sfiorano i 130 euro lordi al mese, con punte che arrivano a 136 euro per determinate posizioni. A questi si aggiungono arretrati che, per molti lavoratori, potrebbero raggiungere gli 800 euro.
Tuttavia, come spesso accade, dietro i numeri si nascondono le sfumature. Gli incrementi non saranno uguali per tutti: i docenti con meno esperienza professionale vedranno un aumento di circa 110 euro, mentre chi si trova nelle fasce più alte della carriera potrà superare i 180 euro. Per il personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario), la forbice è ancora più ampia: si va dai 55 euro per le posizioni iniziali fino a circa 190 euro per i livelli apicali.
Un primo punto critico riguarda proprio queste disparità
Il personale ATA, spesso già penalizzato da retribuzioni meno generose rispetto ai docenti, continua a vedere aumenti mediamente inferiori. Non sorprende, dunque, che nel corso della firma siano emerse richieste di un riequilibrio nella distribuzione delle risorse residue, con una proposta che prevede il coinvolgimento di ruoli come i DSGA, troppo spesso dimenticati nelle trattative.
Un altro aspetto che sta facendo discutere è la tassazione
Gli aumenti lordi, infatti, subiscono un taglio significativo una volta applicate le imposte, riducendo sensibilmente il beneficio reale per i lavoratori. È un tema spinoso che tocca non solo il comparto scuola ma l’intero sistema retributivo pubblico: un problema strutturale che richiederebbe interventi ben più ampi di quelli negoziabili in un contratto collettivo.
Non meno importante è la questione degli arretrati. Sebbene il pagamento sia atteso tra aprile e maggio, resta aperta la ferita dell’anno 2013, ancora escluso dal conteggio ai fini economici e giuridici. Un nodo che pesa come un macigno su una categoria già provata da anni di tagli e sacrifici.
La firma del CCNL è, senza dubbio, un passo avanti
Ma è difficile ignorare la sensazione che si tratti di un risultato parziale, che lascia sul tavolo questioni irrisolte e malcontenti diffusi. Gli aumenti sono un segnale positivo, ma non bastano a colmare le profonde lacune che affliggono il sistema scolastico italiano: dalla carenza di risorse alla scarsa tutela del personale, spesso vittima di aggressioni e abusi sul luogo di lavoro.
In attesa dei primi effetti concreti in busta paga, la speranza è che questo contratto sia solo l’inizio di un percorso di valorizzazione reale per chi ogni giorno contribuisce a formare le nuove generazioni. Ma per ora, più che una conquista, sembra solo l’ennesimo compromesso al ribasso.
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