Nel panorama spesso trascurato del personale ATA, l’annuncio degli aumenti stipendiali previsti per il triennio 2025-2027 sembra quasi una boccata d’ossigeno. Ma è davvero così? Dietro le cifre ufficiali e le tabelle che promettono incrementi fino a 194 euro lordi mensili, si nasconde una realtà che merita di essere analizzata con maggiore attenzione.
Partiamo dai numeri. Gli aumenti, che saranno distribuiti in modo progressivo dal 2025 al 2027, sembrano voler premiare tutte le categorie del personale ATA, dai collaboratori scolastici ai funzionari di elevata qualificazione. Per i primi, si parla di incrementi che arrivano a un massimo di 110 euro lordi mensili; per i secondi, la cifra sfiora i 200 euro. In mezzo ci sono gli operatori, con aumenti fino a 113 euro, e gli assistenti amministrativi e tecnici, che potranno contare su una crescita massima di 128 euro.
A prima vista, la proposta sembra ragionevole: una distribuzione graduale e differenziata che tiene conto di anzianità di servizio e complessità delle mansioni. Eppure, basta grattare un po’ sotto la superficie per rendersi conto che queste cifre, seppur migliorative rispetto al passato, rischiano di non essere sufficienti a colmare il divario tra le esigenze reali del personale ATA e le risorse effettivamente messe a disposizione.
Prendiamo ad esempio i collaboratori scolastici. Con un aumento massimo di 110 euro lordi mensili, parliamo di una cifra che, una volta decurtata da tasse e contributi, difficilmente supererà i 70-80 euro netti. È davvero un riconoscimento adeguato per chi ogni giorno si occupa della manutenzione e della pulizia degli spazi scolastici, spesso in condizioni logistiche e organizzative tutt’altro che ottimali?
E gli assistenti amministrativi? Se da un lato l’aumento previsto per loro è leggermente più consistente – fino a 128 euro lordi – dall’altro va considerato il carico di lavoro sempre più gravoso che grava su queste figure. Tra gestione delle pratiche burocratiche, supporto alle segreterie e adempimenti legati alla digitalizzazione (spesso senza una formazione adeguata), il rischio è che questi incrementi finiscano per sembrare una sorta di “contentino” più che un reale riconoscimento del valore del loro lavoro.
Il vero nodo della questione, però, riguarda i funzionari e le elevate qualificazioni. Con aumenti fino a 194 euro lordi mensili, è evidente che la trattativa ha voluto premiare le posizioni più alte nella scala gerarchica. Una scelta che potrebbe essere giustificata dalla complessità delle mansioni svolte, ma che rischia di ampliare ulteriormente il divario tra le diverse categorie del personale ATA. E allora viene spontaneo chiedersi: è equo un sistema retributivo che sembra premiare solo chi sta al vertice, lasciando le fasce più basse con incrementi marginali?
Non si può poi ignorare il contesto economico generale. Tra inflazione galoppante e un costo della vita in costante aumento, questi aumenti rischiano di essere già superati prima ancora di entrare pienamente in vigore. A cosa serve un incremento del 5-6% dello stipendio tabellare se nel frattempo il potere d’acquisto delle famiglie continua a erodersi?
Infine, c’è una questione più ampia da considerare: quella del riconoscimento sociale. Il personale ATA è spesso percepito come una componente “invisibile” del sistema scolastico, nonostante il suo ruolo sia essenziale per il funzionamento quotidiano delle scuole. Gli aumenti stipendiali, per quanto apprezzabili, non possono essere l’unica risposta. Servono investimenti strutturali nella formazione, nella valorizzazione delle competenze e nel miglioramento delle condizioni lavorative.
In definitiva, questi aumenti rappresentano un passo nella giusta direzione, ma non bastano. Sono un segnale positivo, certo, ma non sufficiente per risolvere le criticità croniche che affliggono il settore. Se davvero vogliamo costruire una scuola più equa ed efficiente, è necessario andare oltre le tabelle retributive e iniziare a ripensare il ruolo del personale ATA come parte integrante – e non accessoria – del sistema educativo. Altrimenti, anche questi incrementi rischiano di restare solo un’altra promessa parzialmente mantenuta.
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