La storia di N., raccontata dal Sole24ore, un ragazzo di 13 anni affetto da disturbo dello spettro autistico, solleva importanti questioni sull’inclusione scolastica e la necessità di continuità didattica. Seguito giuridicamente dall’Avv. Antonio Salerno, il caso di N. evidenzia le difficoltà che molti studenti con bisogni educativi speciali (bes) incontrano nel sistema scolastico italiano.
La sfida dell’inclusione per studenti con autismo
N. necessita di un sostegno elevato, come indicato nel suo piano educativo individualizzato (pei), che prevede 36 ore di assistenza settimanale. Tuttavia, ne viene erogata solo 18, una situazione che compromette in modo significativo il suo percorso di apprendimento e la sua integrazione nella comunità scolastica. La continuità didattica, ovvero la presenza costante degli stessi insegnanti di sostegno, è fondamentale per costruire un rapporto di fiducia e favorire progressi significativi per studenti con autismo.
La mancanza di continuità, spesso dovuta alla precarietà del lavoro degli insegnanti di sostegno, ha un impatto negativo non solo sull’apprendimento di N., ma anche sul suo benessere emotivo e sociale. Il cambiamento frequente delle figure di riferimento rende difficile la creazione di un ambiente stabile e prevedibile, essenziale per studenti con disturbo dello spettro autistico.
È fondamentale che le istituzioni scolastiche, in collaborazione con le famiglie ei servizi territoriali, si impegnino a garantire la continuità didattica e un adeguato sostegno agli studenti con bes. Investire nella formazione e nella stabilizzazione degli insegnanti di sostegno è un passo fondamentale per promuovere una scuola inclusiva e rispettosa delle esigenze di tutti gli alunni. La piena attuazione del pei e l’assegnazione delle ore di sostegno previste sono diritti imprescindibili per garantire pari opportunità di apprendimento e sviluppo a tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro difficoltà.
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