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Buona scuola – Che fine farà l’insegnante di sostegno?

Altro tema caldo è la riforma del “sostegno” che a quanto pare così come è non piace più, non piace soprattutto alla Fondazione Agnelli che qualche anno fa fece sentire la sua voce appunto in materia di inserimento dei disabili a scuola. Quelle critiche a quanto ci risulta sono state prese in seria considerazione dal governo che nella riforma quantificherebbe anche un certo risparmio e risolverebbe l’annoso problema del vuoto in organico. Di questa delicatissima materia la legge 107 definita buona scuola attribuisce poteri assoluti al governo che potrebbe operare una riforma radicale senza chiedere i voti al Parlamento. La Uil Scuola, nell’incontro avvenuto al MIUR, ha manifestato tutte le sue perplessità, di seguito il resocondo del sindacato.

Si è svolto un incontro tra i rappresentanti del Miur, era presente il Capo Dipartimento dott.ssa Di Pasquale, e le organizzazioni sindacali su un aspetto per il quale la Legge 107 prevede la delega al governo: l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità.
Per la UIL scuola ha partecipato Pasquale Proietti.
Il Capo Dipartimento ha comunicato che su questi aspetti è in atto una interlocuzione con le varie associazioni di settore, con l’università, i dirigenti scolastici, associazioni professionali e associazioni di genitori.
Ha comunicato, inoltre, che la “Delega” dovrà prendere in considerazione soprattutto la formazione del personale poiché i tempi attuali di formazione non sono sufficienti a dare risposte in positive alle disabilità più gravi.
La UIL, insieme agli altri sindacati, ha stigmatizzato il fatto che il Miur, sia nel metodo che nel merito, non abbia considerato appieno il ruolo del sindacato, mettendolo sullo stesso piano di non meglio individuate associazioni.
Fermo restando che il MIUR ha il diritto di ascoltare e confrontarsi con chi desidera, tutti hanno ricordato che quello del sindacato è un osservatorio diverso da quello delle associazioni e anche i contributi possono essere diversi, anche in considerazione che si tratta di organizzazioni la cui rappresentatività è certificata da una legge dello Stato.
Importante la gestione delle ricadute sulla didattica e sull’organizzazione del lavoro.
La UIL ha posto il problema della ridefinizione del ruolo del docente di sostegno, aspetto che nella comunicazione del Miur è stato carente, insieme al problema della continuità tra i vari segmenti scolastici.
Quest’ultimo aspetto, che può sicuramente rappresentare una opportunità per i ragazzi, va affrontato in contrattazione.
Per la UIL, al fine di offrire un servizio utile, vanno messi in sinergia tutti gli organismi operanti a livello regionale che afferiscono al sostegno all’handicap.
In questo quadro gli Enti Locali  dovranno garantire le necessarie risorse professionali di supporto,  in caso contrario ricondurre tutto all’interno della scuola dell’autonomia, comprese le risorse economiche.
La UIL ha proposto anche il superamento della titolarità provinciale della Dotazione Organica di Sostegno (DOS) nella scuola secondaria di secondo grado prevedendo, al fine di garantire la continuità, una titolarità di “rete”.
Infine, ha chiesto ai rappresentanti del Miur che nelle scuole vadano eliminate definitivamente le “cattive prassi” come l’utilizzo dell’insegnante di sostegno per supplenze, fenomeno che, se non arginato, rischia di diffondersi ulteriormente vista l’impossibilità da parte dei dirigenti scolastici di nominare il supplente per un giorno, prevista dalla legge di stabilità.
A conclusione dell’incontro, il Capo dipartimento ha ricordato che siamo solo all’inizio di un percorso e che, nella definizione dei decreti, sarà importante contemperare le esigenze dei docenti con quelle dei diritti dei ragazzi.
Il decreto che verrà definito dovrà rimuovere anche tutte le criticità che si sono presentate negli anni.
Il decreto, sempre secondo il Capo dipartimento, non prevederà la costituzione di una specifica classe di concorso ma un percorso concorsuale specifico.
La UIL ritiene che, invece, le esigenze dei docenti siano coincidenti con quelle dei ragazzi a cui vanno indirizzate tutte le attenzioni. In questo senso, respinge ogni sottesa idea per cui vi sia una contrapposizione di interessi tra le esigenze della didattica e quelle del personale.

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