I docenti delle superiori, che non sono riusciti a passare nei nuovi indirizzi con le opzioni formulate l’anno scorso, possono tirare un sospiro di sollievo. Le opzioni potranno essere riformulate quest’anno e anche il prossimo. E cioè, fino a quando non andrà a regime la riforma Gelmini. Ciò vuol dire che, di fatto e di diritto, i docenti che sono rimasti nei vecchi indirizzi e intendono passare in quelli nuovi godranno di una precedenza. Anche rispetto ai movimenti nello stesso comune. É quanto si evince da una nota inviata ai direttori regionali dalla direzione generale del personale il 23 aprile scorso (4024/2013). Il chiarimento si è reso necessario per cercare di trovare una soluzione al problema dello svuotamento degli istituti in cui erano attivi vecchi indirizzi, in favore di nuovi indirizzi formatisi all’interno del medesimo istituto superiore. Si pensi per esempio agli istituti tecnici commerciali in cui era stata attivata la maxisperimentazione linguistica.
Che ormai vanno a esaurimento e che sono destinati ad essere rimpiazzati dai licei linguistici. Ciò sta determinando un depauperamento di iscritti agli istituti commerciali storici, che adesso sopravvivono con l’indirizzo economico aziendale. E che prima facevano il pieno di iscritti grazie alla sperimentazione linguistica. Il tutto in favore dei licei linguistici, che sono nati all’interno dei medesimi istituti superiori dove hanno sede i vecchi tecnici commerciali. E che li stanno gradualmente fagocitando. L’effetto di questa situazione è la graduale insorgenza di situazioni di soprannumerarietà in capo ai docenti degli istituti storici. La contrattazione collettiva aveva cercato di trovare una soluzione, prevedendo la possibilità di esercizio di un’opzione in favore dei docenti degli istituti storici che volessero passare nei nuovi indirizzi. Ma la clausola negoziale di riferimento (l’art.20, comma 2 del contratto sulla mobilità) non prevede espressamente l’ipotesi della ripetizione dell’opzione, di anno in anno, fino a quando la riforma andrà a regime. E quindi le parti hanno cercato di rimediare a questa dimenticanza con un intervento interpretativo. Intervento che è stato formalizzato in una nota. Perché dopo la sottoscrizione definitiva del contratto, l’alternativa potrebbe essere solo quella dell’accordo di interpretazione autentica. Che però è un contratto integrativo a tutti gli effetti. Anche se di portata non innovativa. E dunque avrebbe potuto esserci il rischio di dover ripetere l’iter di approvazione previsto dal decreto Brunetta.
Il tutto con la conseguenza che, con ogni probabilità, il contratto comincerebbe a dispiegare effetti dopo gli esiti della mobilità. In ciò vanificando gli sforzi dei contraenti. Quanto al testo del chiarimento, è stato specificato che l’opzione può essere esercitata ogni anno fino alla messa a regime della riforma Gelmini anche nelle quarte e quinte classi. A patto che si tratti di trasformazione, ancorché graduale, di preesistenti corsi, anche sperimentali, in nuovi percorsi di studio e non di nuova attivazione degli stessi. L’esercizio delle opzioni consentirà agli interessati di giovarsi di una precedenza rispetto agli altri docenti che chiederanno il trasferimento all’interno del comune. Fermo restando che, per esercitarla, non avranno
bisogno di presentare la domanda di trasferimento.
Anzi, qualora l’avessero già presentata, sarà opportuno revocarla per evitare intoppi a livello di uffici provinciali.

CARLO FORTE

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