I dati delle iscrizioni chiuse a febbraio 2026 confermano quello che gli esperti chiamano “inverno demografico”: per il prossimo anno scolastico 2026/2027 si stima una perdita di oltre 130.000 studenti a livello nazionale. Il colpo più duro si avverte nella scuola primaria, dove molte classi prime rischiano di non essere autorizzate dagli Uffici Scolastici Regionali per il mancato raggiungimento della soglia minima di alunni.
Non è solo un problema di numeri, ma di sopravvivenza dei presidi educativi nei piccoli comuni, dove la mancata attivazione della “prima” significa, di fatto, l’inizio della fine per l’intero plesso.
La regola dei 15: il limite che fa paura
Secondo il DPR 81/2009, una classe prima della primaria non può essere costituita se non raggiunge un numero minimo di iscritti. Le soglie attuali sono:
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Minimo: 15 alunni per classe.
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Massimo: 26 alunni (elevabili a 27).
Nel 2026, l’applicazione rigida di questi parametri sta mettendo in crisi centinaia di istituti in regioni come Marche, Liguria, Sardegna e nelle aree interne del Mezzogiorno, dove le nascite sono ai minimi storici. Senza la soglia di 15, l’alternativa è spesso la pluriclasse o il trasferimento degli alunni nel comune limitrofo.
Le deroghe: quando la classe si salva comunque
Esistono fortunatamente delle eccezioni che i sindacati e i sindaci stanno invocando per salvare l’autonomia didattica:
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Comuni Montani e Piccole Isole: In questi casi la classe può essere costituita anche con soli 10 alunni.
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Aree a forte processo migratorio: Deroghe per favorire l’integrazione.
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Scuole uniche di frazione: Quando il plesso è l’unico nel raggio di molti chilometri, l’amministrazione può autorizzare classi con numeri ridotti per garantire il diritto allo studio.
Il paradosso del 2026: Mentre nelle aree rurali le classi chiudono per mancanza di bambini, nei grandi centri urbani persistono le “classi pollaio” con 28-29 alunni, evidenziando una distribuzione delle risorse che non segue più la geografia reale delle nascite.
Tabella: calo Iscritti per grado di scuola (Stime 2026/27)
| Grado di Scuola | Variazione Iscritti vs 2025 | Impatto Organico |
| Infanzia | – 2,9% | Chiusura sezioni mono-docente |
| Primaria | – 6,8% | Mancata attivazione classi prime |
| Secondaria I grado | – 4,5% | Accorpamento sezioni |
| Secondaria II grado | – 5,1% | Dimensionamento indirizzi |
Dimensionamento e commissariamento: il pugno duro
Il 2026 è anche l’anno del dimensionamento forzato. Il Governo ha già commissariato regioni come Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per non aver adeguato i piani di accorpamento scolastico. L’obiettivo è raggiungere una media di 938 alunni per autonomia, un parametro che spinge inevitabilmente verso la chiusura dei plessi più piccoli a favore di grandi “poli scolastici” centralizzati.
Verso una scuola di “prossimità” o di “numeri”?
La sfida del 2026 non è solo amministrativa, ma sociale. Ogni classe prima che non nasce è un pezzo di comunità che si spegne. La soluzione proposta da molti osservatori è la trasformazione del calo demografico in opportunità: classi con meno alunni (12-15) per migliorare la qualità della didattica e personalizzare l’apprendimento, anziché tagliare linearmente i posti.
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