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Certificazioni Informatiche: un salasso per i docenti precari. L’appello di Piccolotti ad agire

Le nuove disposizioni del Ministero creano polemiche: costi elevati e disparità per i lavoratori della scuola

L’aggiornamento delle graduatorie provinciali per le supplenze, introdotto recentemente dal Ministero dell’Istruzione, ha sollevato upon’ondata di polemiche. La decisione di considerare valide solo alcune certificazioni informatiche rilasciate da enti accreditati presso Accredia ha generato non poche difficoltà tra i docenti precari e gli aspiranti insegnanti. Il problema principale? Molti titoli conseguiti negli anni scorsi, pur essendo stati riconosciuti al momento del loro ottenimento, sono stati esclusi dalle nuove regole. A denunciare la situazione è Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs).

“Questa scelta penalizza chi ha già investito tempo e risorse per formarsi,” dichiara Piccolotti, “costringendo molti docenti a sostenere ulteriori spese per non perdere posizioni in graduatoria.” La deputata evidenzia come il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione avesse già segnalato il problema, chiedendo di tutelare i titoli già acquisiti. Tuttavia, queste indicazioni non sono state accolte dal Ministero.

La situazione si complica ulteriormente alla luce delle numerose pubblicità che circolano sui social network, proponendo l’acquisto delle certificazioni necessarie a prezzi che si aggirano intorno ai 250 euro. Un costo che, moltiplicato per il numero di docenti coinvolti, potrebbe tradursi in centinaia di milioni di euro trasferiti dalle tasche dei lavoratori precari a quelle di imprese private.

“Possibile che il Ministero continui ad alimentare gli interessi delle lobby che traggono profitto dall’istruzione?” si chiede Piccolotti. Per questa ragione, Avs ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Valditara, chiedendo un intervento per correggere questa previsione normativa. L’obiettivo è chiaro: evitare nuove disparità e ulteriori costi a carico di una categoria già fortemente penalizzata.

Questa vicenda riaccende il dibattito sull’equità e sulla trasparenza delle politiche educative in Italia. Resta ora da vedere se il Ministero risponderà all’appello e adotterà misure per garantire giustizia ai lavoratori precari della scuola.

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