HomeComunicato StampaChi non ripudia la guerra viola la legge: appello alla giustizia internazionale

Chi non ripudia la guerra viola la legge: appello alla giustizia internazionale

Un'analisi delle recenti tensioni internazionali e delle implicazioni legali secondo il diritto internazionale

Le recenti azioni militari intraprese da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran rappresentano un grave passo indietro per la comunità internazionale, un atto che molti esperti definiscono illegale e contrario ai principi fondamentali del diritto internazionale. L’attacco, avvenuto in un contesto già teso e segnato da conflitti globali, solleva interrogativi cruciali sulla legalità e sull’etica delle azioni intraprese.

Secondo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la Carta delle Nazioni Unite, il ripudio della guerra è un principio fondamentale per garantire la pace e la sicurezza internazionale. Tuttavia, le azioni militari in questione violano palesemente l’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, che definisce l’aggressione come un atto contrario alla pace internazionale, e l’articolo 2, che impone agli Stati di astenersi dall’uso della forza nelle relazioni internazionali.

Questi attacchi si aggiungono a una serie di operazioni militari che negli ultimi anni hanno visto coinvolti paesi come Yemen, Qatar, Siria e Nigeria. Tali azioni dimostrano, secondo gli esperti, una preoccupante tendenza a imporre la “legge della forza” a scapito della “forza della legge”. Una condotta che non solo mina i valori fondamentali delle Nazioni Unite, ma perpetua un ciclo di violenza e instabilità globale.Marco Mascia, presidente del Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova, e Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, sottolineano l’importanza di un intervento deciso della Corte Penale Internazionale. “Chi ha sferrato questa nuova guerra deve rispondere dei crimini che sta compiendo. Nessuno è al di sopra della legge”, affermano con fermezza.
La comunità internazionale è chiamata a contrastare le derive autocratiche e dittatoriali attraverso strumenti legali e diplomatici, piuttosto che con crociate ideologiche o azioni militari unilaterali. Dare centralità al ruolo delle Nazioni Unite e promuovere il dialogo rimangono imperativi ineludibili per garantire una pace duratura e il rispetto dei diritti umani universali.Questo appello alla legalità internazionale non è solo un monito per i governi coinvolti, ma anche un invito alla riflessione per tutti noi. La pace non può essere costruita sulle fondamenta della violenza; richiede invece il rispetto incondizionato delle leggi internazionali e dei diritti umani.Scritto da Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova, e Flavio Lotti, Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace28 febbraio 2026

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