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Compensi Pnrr per la formazione docenti: guida a ritenute e contributi (Dm 65 e 66)

Ecco la tabella con i compensi

Il piano nazionale di ripresa e resilienza ha immesso nelle scuole ingenti risorse per la formazione del personale attraverso i decreti ministeriali 65/2023 e 66/2023. Tuttavia, la gestione contabile di questi compensi genera spesso confusione, specialmente per quanto riguarda il passaggio dal compenso lordo al netto in busta paga.

In questa guida analizziamo il regime fiscale e contributivo applicabile, distinguendo tra incarichi aggiuntivi e collaborazioni esterne, con esempi pratici di calcolo.


1. Il quadro normativo dei decreti 65 e 66

Il decreto ministeriale 65 si focalizza sulle competenze stem e multilinguismo, mentre il 66 riguarda la transizione digitale. Entrambi prevedono che i compensi per le attività di formazione e coordinamento siano erogati come “incarichi aggiuntivi” per il personale interno o tramite contratti di collaborazione per esperti esterni.

  • Personale interno: I compensi rientrano nel trattamento accessorio.

  • Esperti esterni: Si applica il regime dei compensi professionali o della collaborazione coordinata e continuativa.


2. Ritenute fiscali e contributive per i docenti interni

Quando un docente interno svolge attività di tutor o formatore nell’ambito del Pnrr, il compenso orario (solitamente definito in 42€ o 64€ lordo dipendente a seconda dell’attività) deve essere assoggettato alle ritenute ordinarie.

Le voci di trattenuta sul lordo dipendente:

  1. Contributi previdenziali (Inps/Inpdap): Pari all’8,80% o 9,15% a carico del dipendente.

  2. Fondo credito: Pari allo 0,35%.

  3. Irpef: Applicata con l’aliquota marginale del dipendente (23%, 35% o 43% in base allo scaglione di reddito).

  4. Addizionali regionali e comunali: Variano in base alla residenza del lavoratore.

Nota per le segreterie: Oltre al lordo dipendente, la scuola deve accantonare il “lordo stato” (contributi a carico ditta e Irap), che deve essere previsto nel budget del progetto Pnrr per evitare sforamenti.


3. Tabella pratica: dal lordo al netto (Esempio su 1.000€ lordo dipendente)

Ecco una simulazione di calcolo per un incarico di formazione Pnrr svolto da un docente con aliquota Irpef media del 35%.

Voce di calcolo Percentuale applicata Importo
Compenso lordo dipendente 1.000,00 €
Contributi Inpdap (8,80%) – 8,80% – 88,00 €
Fondo credito (0,35%) – 0,35% – 3,50 €
Imponibile Irpef (1.000 – 91,50) 908,50 €
Irpef stimata (35%) – 35,00% – 317,98 €
Totale netto stimato 590,52 €

4. Casi pratici e criticità comuni

Durante la gestione dei decreti 65 e 66 sono emerse alcune casistiche particolari che richiedono attenzione:

  • Superamento del limite orario: Gli incarichi Pnrr devono essere svolti al di fuori dell’orario di servizio obbligatorio. È fondamentale monitorare che il totale delle ore non pregiudichi la qualità dell’insegnamento ordinario.

  • Incompatibilità e autorizzazioni: Il personale interno deve sempre ricevere l’autorizzazione del dirigente scolastico, mentre per i dipendenti di altre pubbliche amministrazioni serve l’autorizzazione dell’ente di appartenenza (ex art. 53 D.Lgs 165/2001).

  • Tracciabilità dei pagamenti: Tutti i compensi devono essere erogati tramite il sistema NoiPa (cedolino unico) o tramite mandati di pagamento tracciabili che riportino obbligatoriamente il codice Cup del progetto.


5. FAQ – Domande frequenti sui compensi Pnrr

Il compenso Pnrr fa punteggio per le graduatorie?

No, si tratta di un’attività aggiuntiva retribuita che non conferisce punteggio specifico nelle Gps o nelle graduatorie interne d’istituto, a meno che non sia configurata come servizio di insegnamento (caso molto raro).

È possibile rinunciare al compenso dopo aver svolto l’attività?

La rinuncia è possibile, ma amministrativamente complessa se l’attività è già stata rendicontata sulla piattaforma “Futura”.

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