Con l’entrata in vigore del nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), pubblicato recentemente in Gazzetta Ufficiale, si ridefiniscono i confini dei comuni montani italiani. Questo aggiornamento normativo introduce criteri più rigorosi e oggettivi per identificare le aree montane, garantendo una distribuzione più equa delle risorse statali e delle agevolazioni fiscali dedicate ai territori in alta quota.
I nuovi parametri per la classificazione
La normativa abbandona le vecchie logiche discrezionali, adottando criteri geomorfologici precisi. Per essere classificato come comune montano, un territorio deve soddisfare almeno una delle seguenti condizioni:
- Almeno il 20% della superficie comunale si trova sopra i 600 metri di altitudine, con il 25% del territorio caratterizzato da una pendenza superiore al 20%.
- Altitudine media superiore ai 350 metri, con almeno il 5% del suolo a elevata pendenza.
- Altitudine media pari o superiore ai 400 metri.
- Punto di massima elevazione che raggiunge i 1.200 metri.
Inoltre, per i comuni “contigui”, è prevista una deroga: un ente può essere incluso se la sua altitudine media è di almeno 200 metri e confina esclusivamente con territori montani o con nazioni estere.
Un elenco più ristretto
L’applicazione dei nuovi criteri ha portato a una riduzione del numero di enti classificati come montani. La lista definitiva comprende ora 3.715 comuni, circa 350 in meno rispetto alla precedente normativa del 1952, che utilizzava parametri meno rigorosi. Questa razionalizzazione mira a concentrare le risorse su aree che presentano effettive caratteristiche montane.
Le criticità sollevate
Sebbene il nuovo metodo abbia ricevuto ampio consenso da parte delle istituzioni locali, alcune amministrazioni hanno espresso preoccupazioni. In particolare, si teme che una classificazione basata esclusivamente su dati numerici possa trascurare problematiche cruciali come lo spopolamento e l’accesso limitato ai servizi essenziali.
Prossimi passi per le agevolazioni
I comuni inclusi nella nuova mappa coprono il 51% del territorio italiano e ospitano circa 12 milioni di cittadini. Tuttavia, l’inclusione in questa lista rappresenta solo il primo passo. È prevista l’emanazione di un ulteriore decreto attuativo che definirà un sotto-elenco basato su indicatori socio-economici come fragilità economica ed esodo demografico. Solo gli enti inclusi in questa seconda selezione potranno accedere ai crediti d’imposta e alle misure finanziarie più significative.
Questa revisione normativa rappresenta un’importante opportunità per valorizzare le aree montane italiane, garantendo un supporto mirato alle comunità che vivono in territori spesso caratterizzati da difficoltà logistiche e socio-economiche.
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