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Contratto scuola 2025-2027: il nodo del fondo perequativo e la battaglia della Flc Cgil

Le richieste all'ARAN della FLC Cgil

L’avvio delle trattative per il rinnovo del contratto scuola 2025-2027 porta con sé vecchie questioni irrisolte e nuove sfide da affrontare. Sul tavolo dell’ARAN, l’agenzia che rappresenta la pubblica amministrazione nei negoziati con i sindacati, è emersa una proposta che sembra finalmente tenere conto del tasso di inflazione previsto per il prossimo triennio. Un passo avanti, certo, ma non sufficiente a placare le richieste della Flc Cgil, che torna a battere sul tasto dolente delle retribuzioni nel comparto scuola.

Gianna Fracassi, segretaria generale del sindacato, ha accolto con favore l’intenzione di destinare l’intero ammontare delle risorse economiche allo stipendio tabellare. Una scelta che garantirà non solo un aumento diretto delle buste paga, ma anche un impatto positivo sui futuri trattamenti pensionistici e previdenziali. Tuttavia, l’entusiasmo si ferma qui: il divario retributivo con gli altri settori della pubblica amministrazione resta un problema irrisolto.

La richiesta di un fondo perequativo

La Flc Cgil non usa mezzi termini: senza un fondo perequativo che consenta di colmare la disparità salariale tra il personale scolastico e gli altri dipendenti pubblici, il rinnovo contrattuale rischia di rimanere un’operazione monca. La questione non è nuova. Da anni gli insegnanti e il personale ATA lamentano stipendi che non riflettono né la complessità né la responsabilità del loro lavoro. Eppure, nonostante le promesse reiterate da governi di ogni colore politico, il problema sembra sempre rimandato a data da destinarsi.

Il punto è che non si tratta solo di una questione economica: è una questione di dignità professionale. L’idea che chi forma le generazioni future debba accontentarsi di salari inferiori rispetto a chi opera in altri ambiti della pubblica amministrazione è semplicemente inaccettabile. Il fondo perequativo, secondo Fracassi, rappresenta uno strumento essenziale per dare un segnale concreto e per riconoscere finalmente il valore del lavoro svolto nelle scuole italiane.

Inflazione e risorse: una sfida aperta

C’è poi la questione delle risorse. Se da un lato il governo sembra aver compreso la necessità di adeguare gli stipendi al costo della vita, dall’altro resta l’incognita dell’instabilità economica globale. La volatilità dei mercati e le tensioni geopolitiche potrebbero far impennare nuovamente l’inflazione, vanificando gli sforzi fatti finora per tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori. In questo scenario, la Flc Cgil chiede garanzie su ulteriori stanziamenti da destinare al comparto scuola, qualora le previsioni economiche dovessero peggiorare.

La pressione sulla legge di bilancio

Il vero banco di prova sarà però la prossima legge di bilancio. È lì che si giocherà la partita decisiva per il futuro del contratto scuola 2025-2027. Senza un impegno concreto da parte del governo a finanziare adeguatamente il rinnovo contrattuale, il rischio è che i buoni propositi restino lettera morta.

Non a caso, la Flc Cgil ha già fatto sapere di essere pronta a passare dalle parole ai fatti. In assenza di risposte chiare e impegni concreti, il sindacato è determinato a proclamare lo stato di agitazione e a organizzare mobilitazioni su scala nazionale. Una minaccia che non va sottovalutata, considerando il ruolo cruciale del settore scolastico nella tenuta sociale ed economica del Paese.

Una questione di priorità

Alla fine, tutto si riduce a una questione di priorità politiche. Investire nell’istruzione significa investire nel futuro del Paese, ma troppo spesso questo principio resta confinato ai discorsi retorici. Il contratto scuola 2025-2027 rappresenta un’opportunità per invertire questa tendenza e per dimostrare che l’istruzione non è una voce di bilancio sacrificabile, ma un pilastro fondamentale su cui costruire una società più equa e competitiva.

La palla ora è nelle mani del governo. I lavoratori della scuola attendono risposte, ma soprattutto azioni concrete. E questa volta non sembrano disposti ad accontentarsi di promesse vuote o compromessi al ribasso.

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