Corcorso – I precari dicono NO

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Ho 41 anni. Sono laureata in Lettere Classiche. Mi sono abilitata all’insegnamento del latino, del greco e delle materie letterarie nel 2002, frequentando per due anni la Scuola di Specializzazione Interuniversitaria per l’insegnamento, una procedura di reclutamento dei docenti nata dall’accantonamento e superamento, sul piano teorico, della formula inefficace e fallimentare del concorso, che non garantiva la formazione psicopedagogica né, assai spesso, la selezione su base di merito degli aspiranti docenti, e che determinava, invece, la creazione di viziosi circuiti clientelari.

La Scuola di Specializzazione ha comportato l’obbligatoria frequenza, per due anni, di corsi tenuti da docenti universitari sia delle materie di insegnamento prescelte che di discipline dell’ambito psico-pedagogico. I candidati hanno superato una prova d’accesso, più di trenta esami in itinere e una prova finale abilitante, in tutto e per tutto equiparata a quella del tradizionale concorso.

Successivamente, ho conseguito un dottorato di ricerca in filologia classica; ho al mio attivo anche diverse pubblicazioni su riviste di filologia e diritto romano. Esattamente da 10 anni sono precaria nella Scuola pubblica italiana; presto servizio nei licei classici della provincia di Napoli con contratti a tempo determinato, che scadono alla fine dell’anno scolastico. Non ho diritto a ferie, non scelgo i libri da adottare, non ho il bene di seguire le classi che mi sono affidate per più di un anno, a volte per più di pochi mesi, ho dovuto acquisire punteggio ulteriore, per “scalare”  la graduatoria, conseguendo specializzazioni spesso onerose.

Ora, dopo le umiliazioni inflitte alla Scuola dalla Gelmini, il più imbarazzante ministro della Repubblica, quella del tunnel dei neutrini, per intenderci, che ha sottratto 8 miliardi alla scuola pubblica e statale, tagliato 150.000 posti di lavoro, soppresso i laboratori, tagliato ore di storia e italiano al ginnasio e creato le “classi-pollaio”, didatticamente ingestibili, con conseguente abbassamento degli obiettivi e dei livelli di preparazione degli alunni, il ministro Profumo, per rincarare la dose, propone di sottoporre me e i precari “storici” ad un nuovo concorsone, con le vecchie e già rigettate regole, mortificando la professionalità acquisita e dimostrata sul campo, violando i diritti di lavoratori che, anche secondo le direttive europee, dovrebbero essere subito stabilizzati su tutti i posti resi disponibili dai pensionamenti, e sprecando un fiume di denaro pubblico per allestire un carrozzone fatiscente, buono solo a mettere in circolo tangenti e raccomandazioni.

Sono furiosa, e come me, con me, migliaia di precari insultati da questa assurda e irricevibile proposta. Pretendere di riselezionare personale docente che da più lustri presta servizio nella Scuola Pubblica significa innanzitutto fomentare e accrescere la sfiducia delle famiglie nell’istituzione e nelle istituzioni: se, infatti, i prof. che hanno finora dato lezioni, redatto atti ufficiali, sottoscritto documenti, scrutinato e diplomato alunni sono “abusivi” e ancora da “testare”, come ci si può fidare a mandare i propri figli alla scuola statale?

E che dire di quanti sono stati finora immessi in ruolo, sia pure col contagocce, dalle stesse graduatorie, in ragione degli stessi titoli conseguiti e dello stesso punteggio di chi ora dovrebbe sedersi nuovamente dietro al banco? Come si può tollerare una sperequazione di trattamento così grave tra precari plurititolati, abilitati con la stessa procedura e con gli stessi sacrifici?

Chi, poi, dovrebbe valutare me e i miei colleghi precari? Dirigenti presso cui abbiamo prestato servizio e che ci hanno già avuto nel loro organico? Docenti alle soglie della pensione che hanno operato in una scuola che applicava parametri e adottava strategie del tutto differenti rispetto a quelle della scuola attuale? Docenti più giovani degli esaminandi, dotati di “santo in paradiso” e perciò immessi in ruolo anni fa, a detrimento degli onesti e meritevoli?

Che altro senso può avere e mostrare di avere, questo accanirsi pervicace e sadico contro i docenti e la Scuola, se non quello di  prostrare, fiaccare e delegittimare chi acquisisce e trasmette gli strumenti per distinguere ciò che è falso e ciò che è vero, per esprimere il proprio pensiero in modo pertinente e corretto, per sviluppare una coscienza critica?

E’ deprimente e vigliacco, questo assalto continuo, e denuncia chiaramente la volontà di colpire il solo settore, quello della cultura, della ricerca, dell’istruzione, strutturalmente non riducibile all’obbedienza e all’omologazione, alla pronità ideologica e al consenso acritico.

Per colmo di scherno e di ironia, poi, a chiedere che i precari “storici”, passati attraverso più gradi di giudizio, siano nuovamente selezionati come dei pivelli, è un ministro che nessun cittadino ha selezionato, votato e scelto, e che è collega di tantissimi parlamentari strapagati che non conoscono neppure un articolo della Costituzione (tant’è vero che la stanno affossando)!

Noi abbiamo già dimostrato ampiamente la nostra abnegazione e preparazione, come possono testimoniare i dirigenti, gli alunni, le famiglie che ci hanno attestato negli anni la loro stima, manifestato la loro gratitudine ed espresso rammarico per il fatto che la nostra precarietà finisca col precarizzare e rendere desultorio anche il percorso formativo degli studenti.

Noi sappiamo fare il nostro mestiere e vogliamo essere messi in condizione di farlo al meglio, con tutte le risorse, le garanzie e le tutele che abbiamo strameritato e fin troppo atteso di veder erogate, riconosciute e rispettate. Noi sappiamo fare il nostro mestiere. E’ il ministro che deve dimostrare di saper fare il suo!

Marcella Raiola (docente precaria della Scuola Pubblica e Statale di Napoli e provincia)

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