Il concetto di “valutare” non deve essere inteso come unità di misura di una valutazione, ma come significativo, utile, vantaggioso che porta giovamento nello stare con gli altri. Tenendo quindi conto del concetto di disabilità riportato nella Convenzione ONU: risultato dell’interazione tra persone con menomazione e barriere comportamentali e ambientali che ostacolano la piena ed effettiva partecipazione nella società in egual misura con gli altri, nel valutare un progetto di inclusione sociale bisogna tener conto, del funzionamento derivante dalla menomazione e delle dimensioni specifiche sviluppate nei codici ICF (come l’attività e la partecipazione e i fattori ambientali, i quali richiamano all’interno di essi gli articoli stessi della convenzione quali mobilità, salute, istruzione, pari opportunità cittadinanza ecc).

L’interazione tra queste componenti ci permettono di evidenziare il contesto abitativo della persona con disabilità e di scongiurare che nel progetto siano state prese in considerazione forme atte a ridurre l’inclusione o che costituiscano barriere. L’ICF ci permette di tener conto della differenza tra mondo infantile/adolescenziale e  mondo degli adulti, nel senso che nel progetto per i bambini si tiene conto di eventuali ritardi nello sviluppo globale delle aree di interazioni che possono migliorare le condizioni di inclusione se rimosse.

Per gli adulti è fondamentale partire dal concetto che la disabilità non è la caratteristica della persona ma il risultato dell’interazione tra la persona ed un ambiente ostile, quindi il progetto deve porsi come obbiettivo quello di dare al cittadino con disabilità la condizione di cittadino a pieno titolo. Il modello che si intende adottare è quello che favorisce l’investimento sulla persona al di la dei suoi bisogni di assistenza.

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