Il sistema scolastico italiano è ufficialmente sotto la lente d’ingrandimento delle istituzioni europee. Il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea, avvenuto il 3 ottobre 2024, è entrato nel 2026 nella sua fase cruciale. Al centro della disputa c’è la violazione della clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, che vieta l’abuso dei contratti a termine per coprire esigenze che, nei fatti, sono strutturali e non temporanee.
La situazione è particolarmente esplosiva per il personale di sostegno, dove i numeri descrivono un’emergenza nazionale che il Ministero dell’Istruzione non può più ignorare.
1. I numeri del Sostegno: 122.000 precari in un limbo giuridico
Su un totale di oltre 200.000 supplenti attivi nelle scuole italiane, ben 122.000 unità sono impiegate su cattedre di sostegno. Questo significa che più della metà delle supplenze annuali riguarda la disabilità.
La strategia del Ministero è stata finora quella di mantenere queste cattedre nell’organico di fatto (posti che scadono al 30 giugno), evitando così le immissioni in ruolo previste per l’organico di diritto. L’Europa, tuttavia, ha chiarito che se un posto si rende disponibile ogni anno per decenni, quel posto deve essere stabilizzato.
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2. Il Reclamo al Comitato Europeo dei Diritti Sociali (CEDS)
Parallelamente all’azione della Commissione, un pool di legali ha presentato un reclamo collettivo al CEDS. L’obiettivo è dimostrare che l’Italia viola la Carta Sociale Europea, negando ai docenti precari la dignità di un rapporto di lavoro stabile e, di riflesso, negando agli studenti con disabilità la continuità didattica.
La decisione, attesa dopo i passaggi del 22 dicembre, rappresenta lo spartiacque: se il Comitato confermerà l’incompatibilità del sistema italiano con i trattati europei, lo Stato dovrà procedere a una trasformazione massiva dei posti di sostegno da organico di fatto a organico di diritto.
3. Quali sono le prospettive concrete per i docenti?
La procedura di infrazione e il reclamo al CEDS aprono tre scenari fondamentali per i docenti di sostegno nel 2026:
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Immissioni in ruolo straordinarie: L’obbligo di adeguare l’organico di diritto porterebbe a un aumento esponenziale dei posti disponibili per le assunzioni da GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze).
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Risarcimento del danno: Come già avvenuto per i casi analoghi, i docenti con oltre 36 mesi di servizio potranno richiedere indennizzi economici significativi per l’abuso subito.
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Conversione del contratto: La pressione europea potrebbe spingere verso una norma che preveda la stabilizzazione automatica dei docenti specializzati dopo un determinato periodo di precariato.
L’analisi tecnica: La clausola 5 dell’accordo quadro UE non lascia spazio a interpretazioni: il lavoro a termine deve essere l’eccezione, non la regola per la gestione della disabilità nelle scuole.
Conclusioni: Un diritto che attende giustizia
La battaglia per la stabilizzazione del sostegno non è solo una lotta sindacale, ma una questione di legalità internazionale. Il 2026 segnerà il verdetto finale su un modello gestionale che per anni ha fatto cassa sulla pelle dei precari e degli alunni più fragili.
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