Il malessere del personale scolastico torna a farsi sentire con forza. Docenti e ATA scenderanno in piazza il 9 maggio, davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito, per rivendicare diritti troppo a lungo ignorati. Al centro della protesta ci sono gli stipendi, giudicati insufficienti rispetto al caro vita, all’inflazione e alla media europea. Gli aumenti degli ultimi anni, definiti “briciole” dagli organizzatori, non bastano a colmare il divario con i colleghi di altri Paesi come Francia e Germania.
“Insegnare è una missione, ma è prima di tutto un lavoro che merita dignità e riconoscimento economico”, si legge nel comunicato diffuso dal gruppo “Flash mob nazionale – Docenti e ATA in piazza per la dignità”. La mobilitazione punta a ottenere aumenti salariali concreti, il riconoscimento della professionalità, maggiori investimenti nella scuola pubblica e la stabilizzazione dei precari.
La protesta non si limita a un mero elenco di richieste economiche. Si tratta di una battaglia per il futuro dell’istruzione in Italia, un appello alla politica affinché smetta di considerare la scuola come una voce di bilancio da comprimere e inizi a trattarla come una priorità strategica per il Paese.
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