HomeLettere in RedazioneFamiglia nel bosco, minacciata la presidente del Tribunale perchè applica la legge....

Famiglia nel bosco, minacciata la presidente del Tribunale perchè applica la legge. La lettera

I lettori ci scrivono, l'indignazione di una nostra lettrice

Gentile Direttore,

in questi giorni assistiamo all’ennesima tempesta mediatica costruita attorno al caso della cosiddetta “famiglia che vive nel bosco”. Una vicenda complessa, che avrebbe dovuto rimanere nel perimetro della giustizia minorile e della tutela dei bambini, è stata invece trasformata in uno spettacolo televisivo permanente, fatto di opinioni urlate, semplificazioni e slogan.

Il risultato di questo clima avvelenato è sotto gli occhi di tutti: la presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, è finita nel mirino di una vera e propria campagna d’odio sui social, con centinaia di insulti e persino minacce personali. C’è chi cerca il suo indirizzo, chi pubblica fotografie e chi invoca vendette. Una gogna pubblica che non dovrebbe trovare spazio in una democrazia matura.

Eppure questa deriva non nasce dal nulla. È figlia di settimane di “straparlare” televisivo, di talk show che hanno trasformato una decisione giudiziaria in un referendum emotivo, alimentando l’idea che ci fosse un grande scandalo o un abuso di potere.

La verità, invece, è che siamo di fronte a un falso problema trasformato artificialmente in caso nazionale. Un classico meccanismo della comunicazione contemporanea: si ingigantisce una vicenda simbolica, la si carica di indignazione e la si usa per distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali del Paese.

Nel frattempo si delegittimano le istituzioni e si espongono magistrati e funzionari pubblici a campagne d’odio. È un gioco pericoloso. Perché quando la politica e i media alimentano la sfiducia verso la giustizia per inseguire il consenso o l’audience, il passo successivo è proprio quello che stiamo vedendo: l’odio personale e le minacce.

Difendere la libertà di critica è sacrosanto. Ma trasformare una decisione giudiziaria in un processo mediatico permanente significa creare un clima che può degenerare rapidamente.

Per questo sarebbe necessario un momento di responsabilità collettiva: meno spettacolarizzazione e più rispetto per il lavoro delle istituzioni, soprattutto quando si tratta di decisioni delicate che riguardano la tutela dei minori.

Perché quando il dibattito pubblico scivola nella gogna e nell’odio, non è solo una magistrata a essere colpita: è la qualità stessa della nostra democrazia.

Cordiali saluti.

Pierina T.

Leggi anche:

Personale ATA, la guida completa e aggiornata al 2026

Segui InformazioneScuola iscrivendoti ai nostri canali sociali
InformazioneScuola , grazie alla sua serie e puntuale informazione è stata selezionata dal servizio di  Google News , per rimanere sempre aggiornato sulle nostre ultime notizie seguici tramite  GNEWS  andando su questa pagina e cliccando il  tasto segui

Iscriviti al gruppo                          WhatsApp 

Iscriviti al gruppo                         Telegram: Contatta @informazionescuola

Iscriviti alla                                   pagina Facebook

informazione scuola telegram

Informazione Scuola, le Ultime Notizie della Scuola in un click.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE...

altre news