l'indagine della fondazione agnelli

Lo studio arriva dalla Fondazione Agnelli ed è stato riportato dai tutti i media. L’allarme c’è e si devono preoccupare sia i politici, ma anche i docenti, in particolare quelli precari. Un milione di iscritti in meno vuol dire perdita di posti in organico, dunque poche possibilità di lavorare nella scuola. Anche i docenti di ruolo potrebbero perdere il posto e andare in esubero.

1 milione di iscritti in meno nei prossimi 10 anni e 55 mila posti in meno

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Come abbiamo già evidenziato la perdita di iscritti equivale alla perdita di posti in organico. Secondo lo studio della Fondazione Agnelli saranno 55 mila i posti che si perderanno e i primi a sentire gli effetti saranno gli insegnanti dell’Infanzia, ma lo tzunami travolgerà anche hli altri ordini di scuola.

Il calo demografico e l’emigrazione che ha visto spopolare intere aree del nostro Paese sono il motivo di questa immane tragedia. Le politiche dei nostri governi non hanno aiutato, anzi hanno peggiorato la situazione. I soldi ad esempio utilizzati per salvare le banche potevano essere impegnati a sostegno delle nascite.

I dettagli dello studio della Fondazione Agnelli

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Il TGCom riporta alcuni stralci dell’indagine ed emerge che “In Italia la popolazione in età scolare fra i 3 e i 18 anni (dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di II grado) è oggi di circa 9 milioni. Fra 10 anni, nel 2028, sarà scesa a 8 milioni. Nessun altro Paese europeo avrà un trend così declinante. Tra le cause il saldo migratorio con l’estero sceso dal 7,5 per mille del 2007 al 3 per mille del 2017”.

Nessuna regione e nessuna area del nostro Paese ne resterà immune. “La popolazione fra 3 e 5 anni diminuirà ovunque, portando nel 2028 a una riduzione di circa 6.300 sezioni della scuola dell’infanzia, a regole vigenti. Il calo degli iscritti alla scuola primaria (6-10 anni) avrà un picco del 24% in Sardegna e del 20% in Campania, con una perdita di circa 18mila classi.

Gli iscritti alla scuola media continueranno a crescere debolmente per qualche anno al Nord e al Centro, per poi unirsi al Sud nel declino, con una perdita totale al 2028 di circa 9.400 classi. Una traiettoria simile alle medie, sebbene spostata in là nel tempo, avrà anche la popolazione fra i 14 e i 18 anni, con una perdita alle scuole superiori di circa 3mila classi (in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Lazio il saldo nel 2028 sarà però, ancora positivo)”.

Il turnover rallenterà

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Il ricambio generazionale dei docenti e degli ATA rallenterà: “A soffrirne sarà il rinnovamento del corpo docente e probabilmente anche la capacità di innovazione didattica dell’intero sistema d’istruzione”, commenta Andrea Gavosto, direttore della Fondazione. Una situazione del genere pone problemi alle politiche scolastiche dei governi futuri. Una prima alternativa è non fare nulla: accettare la riduzione degli organici, con la conseguente minore capacità di rinnovamento del corpo docente. Soluzione che potrebbe portare, peraltro, a un risparmio di quasi 2 miliardi di euro annui.

Ma ci sono alternative. Una potrebbe essere aumentare il numero medio di insegnanti per classe, come avvenne nel 1990 con l’introduzione del modulo didattico alle scuole elementari. Una seconda la riduzione del numero medio di studenti per classe. “L’alternativa che appare preferibile a chi dà priorità al miglioramento della qualità dell’istruzione – sostiene Gavosto – è un rafforzamento della ‘scuola del pomeriggio’, con più possibilità di scelta del tempo pieno/prolungato, attività integrative, supporto ai percorsi personalizzati, contrasto all’abbandono”.

1 commento

  1. Le stime della fondazione Agnelli prendono sempre di mira la Scuola Pubblica Italiana perché desiderano che la stessa diventi una loro creatura per plasmarla a loro piacimento, vecchia mentalità capitalistica e con la Buona Scuola di Renzi sono quasi al traguardo. Diciamo Grazie Renzi e al salernitano Presidente della Confindustria

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