C’è qualcosa di grottesco nel modo in cui, ogni anno, si ripete lo stesso copione. Si aprono i tavoli, si firmano le dichiarazioni di intenti, si convocano assemblee. E alla fine, il personale ATA si ritrova esattamente dove era prima: con una formazione frammentata, spesso obbligatoria sulla carta e inesistente nella pratica.
I sindacati, va detto, non stanno fermi. Dichiarano, protestano, negoziano. CGIL, CISL, UIL e le sigle autonome hanno tutte qualcosa da dire sulla formazione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Il problema è che spesso si dice tutto e il contrario di tutto, a seconda di chi siede al tavolo e di cosa c’è da strappare in quella tornata contrattuale.
Alcune organizzazioni chiedono che la formazione venga riconosciuta come orario di lavoro effettivo — giusta rivendicazione, peraltro. Altre puntano sull’obbligatorietà come leva per ottenere più risorse. C’è chi insiste sul digitale, chi sulla sicurezza, chi sull’aggiornamento normativo. Tutte posizioni legittime, per carità. Ma messe insieme assomigliano più a un catalogo di buone intenzioni che a una strategia coerente.
Il nodo vero, quello che nessuno vuole affrontare fino in fondo, è la qualità. Non quante ore di formazione vengono erogate, ma cosa ci finisce dentro. Perché se si tratta di seguire un webinar registrato alle undici di sera per poi cliccare su “ho completato il corso”, allora stiamo parlando di un adempimento burocratico, non di crescita professionale.
Il personale ATA lavora in condizioni spesso sottovalutate. Gestisce uffici, garantisce la sicurezza degli edifici, supporta processi amministrativi sempre più complessi. Che la loro formazione sia ancora residuale rispetto a quella dei docenti la dice lunga sulle priorità reali del sistema.
I sindacati hanno il dovere di pretendere di più — non solo più ore, ma più sostanza. Finché il dibattito resterà confinato alle declaratorie contrattuali, chi lavora nelle segreterie e nei corridoi delle scuole italiane continuerà a formarsi da solo, nel tempo libero, per passione o necessità.
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