In attesa della rivelazione delle classi di concorso associate agli insegnamenti, il ministero va avanti per la strada dei tagli senza tener conto della voce dei docenti e pubblica nuovi quadri orari dei percorsi riformati degli istituti tecnici.
Leggendoli con attenzione emerge una realtà che non può passare sotto silenzio: la geografia continua a essere marginalizzata nel sistema scolastico italiano. Il lavoro della commissione ministeriale sulla geografia del 2022 è stato ignorato, le tante proteste e voci a difesa della disciplina, comprese quelle istituzionali, anch’esse ignorate.
Per chi insegna questa disciplina, e in particolare per i docenti della classe di concorso A21 – Geografia, il nuovo assetto rappresenta un vero e proprio demansionamento professionale.
L’AIIG non condivide le scelte della commissione sui nuovi ordinamenti e denuncia il fatto che tutte le richieste preventive di scongiurare questo assetto catastrofico sono state ignorate e sottovalutate.
Una sola ora di geografia: un caso unico nel sistema scolastico
Nel nuovo quadro orario nazionale degli istituti tecnici per il settore tecnologico-ambientale la geografia compare con una sola ora settimanale nel primo anno nell’area di istruzione generale.
È una scelta che lascia perplessi per diversi motivi.
In primo luogo, non ci sono altre discipline insegnate con una sola ora settimanale nell’intero quinquennio. La geografia diventa quindi una presenza fantasma, difficilmente in grado di produrre risultati didattici significativi con docenti che hanno bisogno di diciotto classi prime per ottenere una cattedra.
In secondo luogo, questa scelta appare poco coerente con la natura stessa degli istituti tecnici. Alcuni indirizzi – come trasporti e logistica o quelli del settore economico – sono profondamente legati alla dimensione territoriale, alle reti globali, ai flussi commerciali e alle dinamiche geopolitiche. Tutti ambiti nei quali la competenza geografica è fondamentale. Il paradosso emerge chiaramente se si confrontano i quadri orari con i risultati di apprendimento previsti dal PECuP.
Agli studenti si chiede di:
riconoscere le relazioni tra ambiente naturale e sistemi economici
comprendere le connessioni tra fenomeni demografici, sociali e territoriali
interpretare le dinamiche locali e globali
analizzare i fenomeni economici attraverso dati e indicatori.
Obiettivi ambiziosi e condivisibili.
Ma è difficile immaginare che possano essere raggiunti con una presenza così marginale della disciplina che dovrebbe sostenerli.
Il caso critico degli istituti tecnici del settore economico
La situazione diventa ancora più problematica negli istituti tecnici del settore economico.
Già il riordino del 2010 aveva ridotto sensibilmente la presenza della geografia. Nel primo biennio erano rimaste sei ore complessive, ereditate in parte dalla precedente disciplina geografia economica, che nel vecchio ordinamento (indirizzo IGEA) prevedeva nove ore nel triennio.
Con il nuovo assetto la situazione peggiora ulteriormente.
Le sei ore vengono ridotte della metà, scendendo a tre ore complessive, solo parzialmente compensate dall’introduzione dell’ora di geografia nel primo anno dell’area generale. Quindi nel primo biennio non ci sono più sei ore di geografia ma 3 di geografia economica e 1 di geografia, quattro complessive. Una riduzione del 30%.
Contemporaneamente scompare la geografia turistica nel triennio dell’indirizzo turismo, una disciplina che rappresentava uno dei pochi spazi nei quali la geografia trovava ancora una collocazione strutturata nel secondo ciclo ed era l’unica disciplina interamente attribuibile alla classe A21.
Un problema anche per la didattica
Oltre alla riduzione delle ore, il nuovo assetto crea una situazione didatticamente drammatica.
Nel primo anno dell’indirizzo AFM (Amministrazione, Finanza e Marketing) la geografia viene spezzata in due insegnamenti distinti:
geografia
geografia economica
entrambi con una sola ora settimanale.
Una frammentazione di questo tipo rende complicato:
costruire un percorso didattico coerente
sviluppare competenze
valutare in modo serio gli apprendimenti.
Agli occhi degli studenti e delle famiglie il risultato può apparire incomprensibile: due discipline dello stesso settore, entrambe con un’ora soltanto.
La situazione della classe di concorso A21
Dietro questi numeri c’è un problema professionale che riguarda centinaia di docenti.
La classe di concorso A21 – Geografia è una delle più fragili dell’intero sistema scolastico. Non è presente nei licei e trova spazio esclusivamente negli istituti tecnici e professionali con pochissime ore.
Questo significa che ogni riduzione ha effetti immediati sulla stabilità delle cattedre e sul numero di classi necessario a costituire le 18 ore.
Con il nuovo ordinamento il rischio di soprannumerari e perdita della titolarità diventa molto concreto.
Tutto questo è solo parzialmente compensato dalla possibilità di recuperare ore attraverso gli spazi di autonomia delle scuole, anzi diventa una instabilità che complica il quadro generale. Va detto che nei collegi docenti i docenti di geografia sono spesso pochi e difficilmente possono incidere sulle scelte curricolari.
Una partita ancora aperta:
Come Aiig abbiamo fatto giungere a soggetti istituzionali e sindacati un testo con tutte le possibili ricadute della riforma sulle classi di concorso, chiedendo di portare il caso “A21” in discussione e compensare la riduzione di ore con altre misure ad esempio:
Assegnazione della geografia del biennio ad A21 ed eliminazione dell’atipicità
Assegnazione ad A21 della disciplina Turismo e Territorio
Procedere alla separazione di storia e geografia al liceo permettendo alla classe A21 di inserirsi per l’insegnamento di geografia.
Resta da capire la scelta di pubblicare quadri orari così controversi senza la necessaria associazione alle classi di concorso.
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