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Grief Tech 2026: La nuova moda di “resuscitare” i defunti con l’IA. Conforto o ossessione?

Grief Tech 2026, la nuova moda nata in USA che "resuscita" i cari defunti

Il 2026 ha sdoganato definitivamente una delle frontiere più controverse della tecnologia: il Grief Tech (o Thanatechnology). Non parliamo più di semplici foto animate, ma di veri e propri Griefbot e avatar 3D iper-realistici capaci di sostenere conversazioni inedite, clonare la voce del caro estinto e persino “partecipare” al proprio funerale in forma di ologramma interattivo.

Quella che era una nicchia per pochi appassionati di tecnologia è diventata una moda di massa, alimentata da startup che promettono “l’immortalità digitale”. Ma qual è il prezzo psicologico di parlare con un fantasma di silicio? Ecco tutto quello che c’è da sapere su costi, rischi e normative.


1. Come funziona il “Ritorno Digitale”

Il Grief Tech si basa sull’addestramento di modelli di Intelligenza Artificiale Generativa partendo dall’impronta digitale lasciata in vita.

  • Addestramento (Training): Vengono analizzate chat di WhatsApp, email, post sui social e registrazioni vocali per replicare non solo il tono di voce, ma anche il senso dell’umorismo, i nomignoli e i tic linguistici.

  • Le Piattaforme Leader: Aziende come StoryFile (ologrammi interattivi), HereAfter AI (biografie vocali) e YOV (You, Only Virtual) dominano il mercato 2026, offrendo abbonamenti per mantenere “attivo” il clone.

  • Costi: Si va dai 150 euro per un semplice chatbot testuale fino a oltre 3.000 euro per avatar video 3D iper-realistici accessibili tramite visori VR.


2. Il rischio del “Lutto Bloccato”: Il parere degli esperti

La psicologia nel 2026 è divisa. Se da un lato il Grief Tech può offrire una chiusura (il cosiddetto closure) a chi ha subìto una perdita improvvisa, dall’altro presenta rischi sistemici:

  1. Stallo Emotivo: Gli esperti avvertono che interagire con un’IA impedisce il distacco naturale. La presenza costante del defunto nello smartphone evita che l’assenza venga realmente elaborata.

  2. Appropriazione Emotiva: Il rischio è di innamorarsi o legarsi a una versione “idealizzata” e artificiale della persona, che non può evolvere ma solo ripetere pattern predefiniti.

  3. Enshittification del ricordo: Immagina il clone di un tuo caro che, a metà conversazione, suggerisce l’acquisto di un servizio premium o di un prodotto sponsorizzato. È il rischio della commercializzazione del lutto.


3. Tabella: Evoluzione del Grief Tech (2020 vs 2026)

Caratteristica Grief Tech 1.0 (2020) Grief Tech 2.0 (2026)
Interazione Messaggi pre-registrati Conversazione libera generativa
Supporto Solo testo o foto animate Avatar 3D / Ologrammi / VR
Consenso Raramente considerato Regolato da EU AI Act (Diritto alla Nomina)
Prezzo App gratuite o pochi euro Abbonamenti mensili e setup elevati

4. Normativa 2026: Il “Testamento Digitale”

Con l’aggiornamento dell’EU AI Act nel 2026, è emersa la questione del consenso postumo. Non puoi essere “clonato” se non lo hai esplicitamente autorizzato in vita.

  • Erede Digitale (Legacy Contact): Sulle principali piattaforme è ora obbligatorio nominare un responsabile che decida se i tuoi dati possono essere usati per addestrare un avatar dopo la tua morte.

  • Diritto all’Oblio: I parenti possono richiedere lo “spegnimento” del bot se ritengono che stia ledendo la dignità del defunto o la salute mentale dei familiari.


5. FAQ – Le risposte ai dubbi etici

Parlare con un bot aiuta davvero a superare il dolore?

Non ci sono prove scientifiche definitive. Molti terapeuti consigliano l’uso del Grief Tech solo come strumento di transizione “una tantum” e mai come sostituto del processo di accettazione della realtà.

Chi possiede i dati del “clone”?

Questo è il punto critico. Spesso i termini di servizio delle startup di Grief Tech prevedono il possesso dei dati da parte dell’azienda, sollevando dubbi sulla privacy a lungo termine e sull’uso dei ricordi per fini commerciali.

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