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Il 2026 porta una misura per i neoassunti che non va proprio giù

Riforme sul lavoro: tra tagli agli ispettori e nuove misure controverse. Le scelte del Governo che potrebbero cambiare il panorama lavorativo italiano

Il mondo del lavoro in Italia è al centro di una serie di riforme che stanno suscitando dibattiti e preoccupazioni. Tra le misure più controverse, spicca la riduzione di 200 unità nelle nuove assunzioni di ispettori del lavoro, un taglio che inciderà sull’organico già sottodimensionato dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL). Questi posti erano destinati a contrastare il turnover e a garantire una maggiore efficacia nei controlli. Quindi i controlli che già erano pochi diventeranno sempre meno.

Parallelamente, è stato previsto un aumento dei posti dirigenziali all’interno dell’Ispettorato e si ipotizza una sua futura subordinazione diretta al Ministero del Lavoro, attualmente guidato da Marina Calderone. Questi cambiamenti sollevano interrogativi sulla possibile perdita di indipendenza dell’ente e sulla capacità di garantire la tutela dei diritti dei lavoratori.

Non meno rilevanti sono le proposte legislative che mirano a depotenziare le ispezioni sul lavoro, introducendo l’obbligo di avvisare preventivamente le aziende. Inoltre, il Governo ha avanzato iniziative che includono l’abolizione del Reddito di Cittadinanza e l’introduzione di nuovi modelli contrattuali, come l’ADI e l’SFL, che potrebbero generare un aumento dei lavoratori poveri.

Queste riforme, unite alla possibilità di utilizzare subappalti senza limiti e alla gestione del TFR affidata alle assicurazioni, delineano un quadro che potrebbe influire profondamente sulle condizioni lavorative in Italia. La priorità dichiarata sembra essere quella di “non disturbare chi fa”, ma resta da capire a quale prezzo per il sistema sociale e occupazionale.

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