Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha recentemente acceso i riflettori su una questione di grande rilevanza per il sistema educativo italiano: il ruolo delle discipline giuridiche ed economiche nei nuovi quadri orari degli istituti tecnici. La riforma, pur puntando a un’innovazione strutturale, sembra trascurare l’importanza di questi insegnamenti, sollevando dubbi sulla visione culturale che ne orienta le scelte.
In un’epoca caratterizzata da trasformazioni rapide e profonde — dalla digitalizzazione alla globalizzazione economica — il sapere giuridico ed economico rappresenta una bussola indispensabile per comprendere le regole che governano i rapporti sociali e le implicazioni etiche delle scelte tecnologiche e produttive. Tuttavia, la progressiva riduzione dello spazio dedicato a queste discipline rischia di compromettere la capacità degli studenti di orientarsi consapevolmente nel mondo del lavoro e nella società.
Il diritto, in particolare, non è un sapere neutro o meramente tecnico. È il linguaggio dei diritti, delle responsabilità e delle tutele, essenziale per comprendere il valore del lavoro e i meccanismi della partecipazione democratica. Allo stesso modo, l’economia, se insegnata senza una solida base formativa, rischia di essere percepita come una disciplina astratta, perdendo la sua funzione di chiave interpretativa delle disuguaglianze e dei fenomeni sociali.
La marginalizzazione della classe di concorso A046 — che abbraccia diritto ed economia — non è quindi solo una questione corporativa. È un segnale culturale preoccupante che mette in discussione l’intero impianto educativo degli istituti tecnici. La scuola tecnica dovrebbe essere il luogo dove teoria e pratica si incontrano per formare cittadini consapevoli e lavoratori competenti. Ridurre lo spazio dedicato al diritto e all’economia significa interrompere questo dialogo cruciale.
Il CNDDU propone una riforma che riconosca alle discipline giuridico-economiche un ruolo strutturale e qualificante nei percorsi tecnici, soprattutto nel triennio finale. Non si tratta solo di aumentare le ore dedicate a queste materie, ma di ripensare l’intero sistema formativo. Il diritto e l’economia dovrebbero essere integrati nei percorsi laboratoriali e nei progetti per le competenze trasversali e l’orientamento, diventando strumenti interpretativi delle trasformazioni produttive, tecnologiche e sociali.
Questa visione richiede un investimento concreto: dalla progettazione didattica alla formazione dei docenti, fino al riconoscimento professionale degli insegnanti. La proposta avanzata dal CNDDU mira a trasformare la classe di concorso A046 in una componente strutturale dell’identità degli istituti tecnici, strettamente legata ai profili in uscita e alle competenze di cittadinanza.
Ignorare questa esigenza significherebbe accettare una visione riduttiva della formazione tecnica, limitata alla mera esecutività. Al contrario, riconoscere centralità al diritto e all’economia significa restituire alla scuola la sua funzione più alta: educare alla comprensione del mondo e alla partecipazione responsabile alla vita collettiva.
Prof. Romano Pesavento
Presidente Nazionale CNDDU
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