Essere un insegnante è una vocazione, un impegno che va ben oltre l’orario scolastico e che richiede dedizione, passione e resilienza. Tuttavia, per molti docenti in Italia, questa professione si accompagna a un fardello sempre più pesante: la precarietà lavorativa. È il caso di una docente di scuola superiore, precaria da oltre dieci anni, che ha deciso di condividere la sua esperienza a Your Edu Action per portare alla luce le difficoltà di una condizione che accomuna migliaia di insegnanti nel nostro Paese.
“Amo il mio lavoro, nonostante le sfide quotidiane: l’impegno in classe, le aspettative dei genitori e uno stipendio che spesso non ripaga gli sforzi. Eppure, ogni anno mi ritrovo a ricominciare da capo in una nuova scuola, con nuovi colleghi, studenti e regole da imparare”, racconta l’insegnante, visibilmente provata da una routine che definisce “logorante”.
Il problema principale sembra risiedere nel sistema di assegnazione degli incarichi basato su un algoritmo il cui funzionamento resta oscuro a molti. “Non capisco come funzioni questo meccanismo”, confessa. “Negli ultimi anni sono passata da un istituto sociosanitario a un alberghiero. Ogni volta impiego mesi per costruire rapporti con i ragazzi, le famiglie e i colleghi. E quando finalmente si inizia a lavorare in armonia, tutto viene azzerato”.
La frustrazione non riguarda solo gli insegnanti, ma anche gli studenti, costretti a cambiare continuamente punto di riferimento. “È un sistema che non funziona per nessuno. Gli studenti si ritrovano con cinque o sei professori nuovi ogni anno. Come possono crescere e apprendere in un contesto così instabile?”
Questa condizione di instabilità ha spinto la docente a riflettere seriamente sull’opportunità di cambiare lavoro, nonostante l’amore per l’insegnamento. “Per la prima volta in dieci anni sto pensando di mollare tutto”, ammette con amarezza.
La sua testimonianza evidenzia una problematica strutturale che richiede attenzione urgente. Investire nella stabilità del corpo docente non significa solo garantire migliori condizioni lavorative agli insegnanti, ma anche fornire agli studenti un ambiente educativo più solido e continuativo. È tempo di rivedere il sistema affinché la scuola possa tornare a essere un luogo di crescita e stabilità per tutti.
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