Nel mare di polemiche che circondano la legge di bilancio, spicca una controversa misura: 1500 euro per chi iscrive i figli in una scuola non statale. Un gesto che, a prima vista, sembra un incentivo alla libertà di scelta educativa. Ma cosa si nasconde dietro questa cifra?
Facciamo due conti. Per ogni studente che passa dal pubblico al privato, lo Stato risparmia ben 9500 euro. Un affare per le casse pubbliche, ma un colpo al cuore per la scuola statale, che rischia di vedere il suo ruolo ridimensionato. Dopotutto, chi ha bisogno di una visione critica della realtà quando si può puntare su un sistema “diplomificio” dove il pezzo di carta ha valore legale, ma non pratico?
La verità è che ci stiamo dirigendo verso un doppio binario educativo: eccellenza nel privato e sopravvivenza nel pubblico. La scuola statale, un tempo baluardo di ideali e formazione critica, sembra destinata a diventare una mera formalità. Il futuro? Un foglio bianco, dove il valore legale non sempre corrisponde alle competenze acquisite.
E voi, cosa ne pensate?
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