ROMA – Gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) continuano a segnare un percorso di crescita che non solo risponde alle aspettative, ma le supera di gran lunga. A confermarlo è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, durante il question time alla Camera, dove ha illustrato numeri che testimoniano un successo inatteso, frutto anche degli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
“Abbiamo superato gli obiettivi fissati dal PNRR per gli ITS”, ha dichiarato il ministro. I dati parlano chiaro: gli iscritti agli ITS sono passati dai circa 11mila del 2020 agli attuali 40.854, una cifra che quasi raddoppia il target iniziale di 22mila previsto dal piano. Un balzo che non è soltanto quantitativo, ma rappresenta un segnale di fiducia verso un modello formativo che punta a colmare il divario tra il mondo della scuola e quello del lavoro.
Il contributo del PNRR è stato determinante. Grazie ai fondi europei sono stati attivati 1.422 percorsi formativi, oltre 18mila attività di orientamento che hanno coinvolto più di 126mila studenti e sono state erogate 4.470 borse di studio. Non meno rilevante è la creazione di 1.662 laboratori, che offrono agli studenti strumenti concreti per acquisire competenze pratiche e spendibili sul mercato del lavoro.
È interessante notare come alcune regioni del Sud Italia abbiano registrato un vero e proprio boom di iscrizioni. Un dato che potrebbe far riflettere su come il sistema ITS stia rispondendo a una domanda latente di opportunità formative e occupazionali in aree tradizionalmente penalizzate. “Il 4+2 – ha aggiunto Valditara – è destinato a incrementare ulteriormente questo trend, e prevediamo di raggiungere le 100mila iscrizioni entro i prossimi cinque anni”.
Tuttavia, dietro i numeri positivi si nasconde una sfida ancora aperta: garantire una qualità uniforme su tutto il territorio nazionale. Se è vero che gli ITS rappresentano una risposta concreta alla domanda di competenze tecniche avanzate, è altrettanto vero che il sistema deve evitare il rischio di trasformarsi in un’ulteriore occasione mancata per le aree più svantaggiate del Paese. La crescita quantitativa deve andare di pari passo con l’eccellenza qualitativa.
In un momento storico in cui il tema dell’occupabilità dei giovani è più che mai centrale, gli ITS si configurano come una delle soluzioni più efficaci per rispondere alle esigenze delle imprese e per ridurre la disoccupazione giovanile. Ma attenzione: la sfida non si esaurisce con il raggiungimento dei numeri. La vera vittoria sarà rendere questo sistema un pilastro stabile e riconosciuto della formazione italiana.
Se i numeri sono incoraggianti, la partita è tutt’altro che conclusa. L’obiettivo, ora, è consolidare questi risultati e garantire che ogni studente possa trovare nel percorso ITS non solo un’opportunità formativa, ma una porta d’accesso concreta al mondo del lavoro.
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