Egregio Signor Ministro,
le scuole italiane stanno cambiando volto. L’introduzione dei metal detector in molti istituti del Paese, mossa dettata da una crescente e preoccupante esigenza di sicurezza, non è solo una questione di “varchi” o “tecnologia”. È, prima di tutto, una questione di persone.
Come redazione di Informazione Scuola, quotidianamente a contatto con le paure e le speranze di chi la scuola la vive davvero, sentiamo il dovere di porre alcune domande a nostro avviso importanti che docenti e personale ATA si pongono ogni mattina davanti a quei nuovi dispositivi elettronici.
La responsabilità non può essere “gratis”
Signor Ministro, i Collaboratori Scolastici (ATA) sono oggi chiamati a gestire flussi di ingresso complessi, a monitorare allarmi sonori, a fare da “filtro” tra la strada e l’aula. Ma queste mansioni non rientrano nel profilo professionale storico di chi dovrebbe occuparsi di accoglienza e pulizia.
Esiste un protocollo chiaro? C’è una tutela legale per il collaboratore che, in caso di malfunzionamento o di errore nel filtraggio, rischia di finire sotto inchiesta per omessa vigilanza? Chiedere maggiore responsabilità senza prevedere un’adeguata indennità di rischio e una formazione specifica è un peso che il personale non può più sostenere.
Docenti o Agenti di Sorveglianza?
I Docenti entrano in classe con il compito di istruire e formare i cittadini di domani. Eppure, domani si ritroverebbero a dover gestire le tensioni derivanti da ingressi scaglionati, ritardi dovuti ai controlli e un clima che rischia di trasformare il tempio della cultura in una sorta di caserma.
La vigilanza sui minori è un dovere sacro, ma non può trasformarsi in un incubo burocratico o penale se uno studente riesce a eludere un varco tecnologico. La scuola ha bisogno di investimenti sul personale, non solo su cancelli e sensori.
La nostra proposta: un Tavolo sulla Sicurezza
Non siamo contrari alla sicurezza, anzi. Ma chiediamo che:
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Venga definito un Protocollo Nazionale Unificato che sollevi il personale da responsabilità che non gli competono (come la perquisizione o il controllo tecnico dei varchi).
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Venga istituito un Fondo Accessorio Specifico per chi opera in plessi considerati “a rischio”.
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Si investa in figure professionali specializzate per la sicurezza, lasciando che Docenti e ATA tornino a svolgere con serenità la loro missione educativa.
Signor Ministro, la sicurezza è un diritto, ma la dignità dei lavoratori della scuola è il presupposto fondamentale affinché quel diritto non diventi un sopruso.
La Redazione di Informazione Scuola
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