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Mobilità del personale scolastico e rigidità delle procedure

Domande di mobilità del personale della scuola

C’è qualcosa di profondamente irritante nella rigidità di certe procedure burocratiche, soprattutto quando riguardano temi importanti come il lavoro. La mobilità scolastica per il 2026, regolata dall’Ordinanza n. 43 del Ministero dell’Istruzione e del Merito, ne è un esempio lampante. Un errore nella scelta delle preferenze e il destino professionale di un docente può essere compromesso per un intero anno scolastico. E la cosa più frustrante? Non c’è modo di correggere l’errore.

Sembra quasi un paradosso: da un lato, il sistema offre un’ampia libertà di scelta – fino a 15 preferenze tra scuole, comuni, distretti o province – dall’altro, questa libertà diventa una trappola se non si maneggia con estrema cautela. Un clic sbagliato, un ordine invertito, e si rischia di finire a decine, se non centinaia, di chilometri da casa.

Certo, gli Uffici scolastici territoriali in passato hanno dimostrato una certa flessibilità con il cosiddetto “soccorso istruttorio” per sanare piccoli errori tecnici. Ma quando si tratta di preferenze sbagliate, la porta è chiusa. E non è difficile immaginare le conseguenze: pendolarismo estenuante, difficoltà a conciliare lavoro e vita privata, o addirittura la rinuncia a un’opportunità lavorativa.

A complicare ulteriormente le cose ci sono le regole sulle deroghe e sulle precedenze, come quelle legate alla legge 104 per l’assistenza a familiari disabili. In questi casi, l’ordine delle preferenze non è solo importante: è vincolante. Bisogna indicare per primo il comune di residenza della persona da assistere o del docente stesso, altrimenti si rischia di perdere il diritto alla precedenza. Un dettaglio che molti potrebbero ignorare o non comprendere appieno nella fretta di compilare la domanda.

E allora viene da chiedersi: perché questa rigidità? Non sarebbe più logico prevedere una finestra temporale per correggere eventuali errori? Non parliamo di stravolgere le regole del gioco, ma di riconoscere che gli esseri umani possono sbagliare e che le conseguenze non dovrebbero essere così drastiche.

Forse è tempo che il Ministero ripensi queste procedure, rendendole più umane e meno punitive. Perché dietro ogni domanda di mobilità c’è una persona con una vita, una famiglia, delle esigenze. E un errore non dovrebbe mai costare così caro.

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