Il Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa (MOF) è il cuore finanziario di ogni scuola. È da qui che attingono i Dirigenti Scolastici per pagare gli straordinari, le funzioni strumentali, i progetti pomeridiani e l’intensificazione del lavoro del personale ATA.
Tuttavia, nel 2026, il malcontento nelle sale docenti e nelle segreterie ha raggiunto livelli di guardia. Il motivo? Una forbice sempre più ampia tra il carico di lavoro richiesto e le tariffe orarie previste dal CCNL, rimaste ancorate a valori che molti definiscono “offensivi”.
Come si compone il “Tesoretto” della scuola?
Il MOF non è un blocco unico, ma un insieme di risorse che arrivano dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) basate su parametri rigidi (numero di alunni, complessità dell’istituto, aree a rischio). Le voci principali sono:
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FIS (Fondo di Istituto): Serve a remunerare le attività aggiuntive (ore eccedenti, commissioni, progetti).
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Funzioni Strumentali: Compensi per i docenti che gestiscono settori chiave (PTOF, inclusione, orientamento).
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Incarichi Specifici ATA: Fondi destinati al personale amministrativo e ausiliario per responsabilità aggiuntive.
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Valorizzazione del Merito: Una quota che dovrebbe premiare la qualità dell’insegnamento, spesso terreno di scontro sindacale.
La gestione dei fondi: il ruolo della Contrattazione Periferica
Il fondo non viene distribuito a discrezione del Preside. La ripartizione è l’oggetto della Contrattazione Integrativa di Istituto tra il Dirigente Scolastico e le RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie).
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Le Priorità: Prima si pagano le attività obbligatorie per legge o contratto (es. coordinatori di classe, responsabili di plesso).
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Il Residuo: Quello che resta viene diviso tra i vari progetti presentati dai docenti.
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Il Risultato: Spesso, per far partecipare tutti, le quote vengono frammentate in micro-compensi che perdono valore reale.
Perché il personale parla di “briciole”?
Il malcontento esploso nel 2026 ha radici profonde e tecniche. Ecco i tre punti critici:
A. Tariffe Orarie Preistoriche
Mentre l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, le tariffe orarie per le attività aggiuntive sono ferme da anni. Un docente per un’ora di progetto pomeridiano riceve circa 17,50 € netti (35 € lordi). Una cifra inferiore a quella di molte lezioni private, nonostante la responsabilità istituzionale.
L’invasione dei Fondi PNRR (ma non per tutti)
Le scuole sono inondate di fondi PNRR per la dispersione scolastica e il tutoraggio. Tuttavia, questi fondi sono “vincolati”: possono essere usati solo per attività specifiche e spesso richiedono una rendicontazione talmente complessa da scoraggiare il personale. Chi lavora “dietro le quinte” (personale ATA) spesso non vede un euro di questi finanziamenti straordinari.
La “Tassa” sulla disponibilità
Il personale ATA, in particolare i collaboratori scolastici, subisce carichi di lavoro enormi per l’apertura pomeridiana delle scuole senza che l’indennità di intensificazione sia cresciuta proporzionalmente alle ore di effettivo impegno.
| Ruolo | Attività | Compenso Orario Netto (Medio) | Carico di Lavoro |
| Docente | Progetto Pomeridiano | ~ 17,50 € | Alto (Progettazione + Lezione) |
| Assistente Amm. | Supporto PNRR | ~ 12,00 € | Altissimo (Burocrazia) |
| Coll. Scolastico | Pulizie post-progetto | ~ 8,00 € | Fisico |
La rivolta delle RSU nel 2026
Molte RSU si stanno rifiutando di firmare i contratti integrativi se non viene garantita una distribuzione più equa. La richiesta è chiara: spostare risorse dalla “valorizzazione del merito” (spesso percepita come clientelare) verso il fis fisso per tutti, alzando le tariffe orarie base.
Un sistema da rifondare
Il Fondo di Istituto dovrebbe essere il motore dell’innovazione, ma oggi è vissuto come una distribuzione di “mance” per un lavoro immenso. Se non verranno aggiornate le tabelle dei compensi orari nel prossimo CCNL, il rischio è che dal prossimo anno nessuno sia più disponibile a svolgere attività oltre l’orario obbligatorio.
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