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Pensioni sempre più lontane: ecco perché chi è nato tra il 1961 e il 1967 è nella “Zona Rossa”

L'impatto della fine di Quota 103 e l'innalzamento delle soglie per la pensione anticipata: ecco perché chi ha tra i 59 e i 65 anni rischia lo slittamento al 2029.

Il 2026 si sta rivelando l’anno della verità per la cosiddetta “generazione di mezzo”. Chi è nato tra il 1961 e il 1967 si trova oggi in una tempesta perfetta legislativa: troppo giovani per aver sfruttato le finestre di uscita flessibile degli anni passati (come Quota 100 o 102) e troppo “anziani” per sperare in una riforma strutturale che alleggerisca i requisiti della Legge Fornero.

Con l’esaurimento dei fondi per le quote sperimentali e il nuovo calcolo contributivo obbligatorio, il traguardo della pensione per questa fascia d’età rischia di allontanarsi di colpo.

1. Il “Muro” dei 67 Anni e la Fine delle Deroghe

Per i nati nel periodo 1961-1967, la via maestra rimane la Pensione di Vecchiaia, ma con insidie nuove.

  • Nati nel 1961-1962: Avrebbero potuto sperare in Quota 103, ma con le restrizioni del 2026 (calcolo interamente contributivo e tetti massimi all’assegno), molti stanno rinunciando all’uscita anticipata per non subire tagli lineari fino al 25% dell’assegno.

  • Nati nel 1966-1967: Entrano nel 2026 con circa 60 anni. Per loro, l’unica speranza è la Pensione Anticipata Ordinaria, che però richiede requisiti contributivi monstre.

2. Requisiti Contributivi: La sfida dei 42 anni e 10 mesi

La concorrenza si limita a dire che “serve tempo”, noi analizziamo i numeri. Per evitare i 67 anni d’età, i nati tra il ’61 e il ’67 devono aver iniziato a lavorare giovanissimi.

Requisito Uomini (2026) Donne (2026)
Pensione Anticipata 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi
Finestra Mobile 3 mesi di attesa 3 mesi di attesa
Aspettativa di Vita Adeguamento bloccato (per ora) Adeguamento bloccato (per ora)

Il rischio reale: Molti lavoratori nati nel ’65 o ’66 hanno carriere discontinue. Senza la possibilità di riscatti agevolati o di una “Quota 41” per tutti (che nel 2026 resta ancora un miraggio politico), la loro data di uscita slitta inevitabilmente verso il 2032-2034.

3. L’incognita del Calcolo Contributivo

Il vero “tremore” per i nati negli anni ’60 deriva dal mix pro-rata. Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 è già nel sistema contributivo puro, ma chi ha iniziato prima (i nati tra il ’61 e il ’67 hanno iniziato mediamente tra il 1980 e il 1986) vede la propria quota retributiva assottigliarsi ogni anno che passa.

Analisi Tecnica: Più si ritarda l’uscita, più aumenta il coefficiente di trasformazione (positivo), ma l’inflazione del 2024-2025 ha svalutato i montanti contributivi. Risultato? Si lavora di più per prendere, in termini di potere d’acquisto, la stessa cifra di chi è uscito tre anni fa.

4. Cosa fare oggi per non perdere anni preziosi

Se appartieni a questa fascia d’età, non puoi restare in attesa. Ecco le tre mosse strategiche per il 2026:

  1. Riscatto Laurea Agevolato: Verifica se hai periodi scoperti. Nel 2026 il costo del riscatto è stato parzialmente indicizzato, ma resta l’unico modo per raggiungere i 42 anni e 10 mesi.

  2. Pace Contributiva: Sfrutta la proroga della sanatoria per coprire i “buchi” tra un contratto e l’altro (fino a 5 anni).

  3. Fondi Complementari: Se l’assegno pubblico si allontana, la previdenza complementare diventa l’unico paracadute per evitare il crollo del tenore di vita.


Conclusioni: La pensione non è più un diritto certo, ma un calcolo

I nati tra il 1961 e il 1967 sono la “generazione cerniera” che sta pagando il prezzo più alto della transizione demografica italiana. L’unico modo per difendersi è monitorare costantemente il proprio estratto conto contributivo INPS e pianificare l’uscita con almeno 5 anni di anticipo.

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