Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha ufficialmente dato il via libera al terzo ciclo dei percorsi abilitanti per l’anno accademico 2025/2026. Il decreto autorizza un contingente complessivo di circa 64.000 posti tra percorsi da 30, 36 e 60 CFU. Nonostante l’incremento numerico, l’entusiasmo dei docenti precari è stato subito frenato da un meccanismo di ripartizione regionale che sembra ignorare il reale fabbisogno territoriale.
Il rischio, denunciato dai sindacati, è quello di un “esodo abilitante” forzato: posti concentrati dove mancano i candidati e penuria nelle regioni (soprattutto al Centro-Sud) dove risiede la maggior parte dei precari storici.
Il piano dei posti: 30, 36 e 60 CFU
Il terzo ciclo è strutturato per rispondere a diverse categorie di aspiranti, ognuno con il proprio percorso specifico:
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Percorsi da 60 CFU: Dedicati ai neolaureati o a chi non ha ancora i 24 CFU del precedente ordinamento.
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Percorsi da 30 CFU: Riservati ai docenti con almeno 3 anni di servizio negli ultimi 5 o a chi ha vinto il concorso PNRR ma deve ancora abilitarsi.
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Percorsi da 36 CFU: Per chi ha già i 24 CFU conseguiti entro il 31 ottobre 2022.
Il “Caso” ripartizione: perché i precari hanno paura?
Il monitoraggio delle domande del secondo ciclo ha evidenziato uno squilibrio critico. Il MUR ha distribuito i 64.000 posti basandosi sulla capacità ricettiva delle Università piuttosto che sul numero di docenti precari presenti nelle GPS di quella specifica regione.
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Selezioni in ingresso: Nelle classi di concorso più affollate (come A012, A022 o A019) in regioni come Lazio, Campania e Sicilia, il numero di aspiranti supera di tre volte i posti disponibili. Questo farà scattare la selezione per titoli in ingresso, escludendo chi ha meno punteggio.
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Il paradosso del Nord: Al Nord, molte università offrono posti che restano deserti per mancanza di candidati residenti, obbligando i docenti del Sud a trasferte costose per conseguire il titolo.
Le polemiche sulle quote di riserva
Un altro punto di frizione riguarda la riserva del 45% dei posti per i precari con 3 anni di servizio e per i “triennalisti”.
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Il problema: La riserva viene applicata a livello di singolo ateneo. Se un’università offre solo 20 posti per una determinata classe di concorso, la quota di riserva scende a soli 9 posti, rendendo la tutela dei precari storici puramente simbolica.
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I costi: Resta alta la tensione sulle tasse di iscrizione. Il tetto massimo resta fissato a 2.500 euro per i 60 CFU e 2.000 euro per i percorsi abbreviati, cifre ritenute proibitive da chi lavora con supplenze brevi.
| Tipologia Percorso | Destinatari | Costo Massimo | Posti Stimati 2026 |
| 60 CFU | Laureati senza titoli pregressi | € 2.500 | 25.000 |
| 30 CFU | Docenti con 3 anni di servizio | € 2.000 | 30.000 |
| 36 CFU | Docenti con 24 CFU acquisiti | € 2.000 | 9.000 |
Cosa succede ora? Le prossime tappe
Dopo l’autorizzazione del MUR, la palla passa alle singole Università e alle istituzioni AFAM.
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Emanazione dei Bandi: Prevista tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2026.
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Iscrizioni: Le finestre temporali saranno brevissime (circa 10-15 giorni).
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Frequenza: I corsi dovranno concludersi entro l’estate per permettere l’inserimento del titolo nelle GPS per l’anno scolastico 2026/27.
Un’abilitazione a ostacoli
Il terzo ciclo dei percorsi abilitanti 2026 nasce sotto il segno dell’incertezza. Se da un lato i numeri sono imponenti, dall’altro la gestione logistica rischia di trasformare un diritto in una lotteria regionale. La richiesta dei sindacati è chiara: eliminare il numero chiuso per chi ha già 3 anni di servizio.
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