HomeNotizieErosione silenziosa: la perdita di potere d'acquisto dei pensionati nel 2026

Erosione silenziosa: la perdita di potere d’acquisto dei pensionati nel 2026

Perché la rivalutazione dell'1,4% non basta a coprire i rincari di carrello della spesa e spese sanitarie: il divario tra inflazione teorica e vissuto quotidiano.

Nonostante gli annunci di “aumenti” nei cedolini di quest’anno, la realtà per milioni di pensionati italiani è ben diversa. Il 2026 si apre con una rivalutazione fissata all’1,4%, una cifra che, sebbene tecnicamente allineata all’indice ISTAT (FOI), non sembra compensare l’incremento cumulativo dei prezzi registrato negli ultimi tre anni.

1. Il Paradosso della Perequazione: Numeri vs Realtà

Il meccanismo di indicizzazione delle pensioni soffre di un limite strutturale: si basa su un “paniere” medio che non sempre riflette le reali abitudini di spesa di un over 65.

  • Beni Alimentari e Prima Necessità: Mentre l’inflazione generale rallenta, i prezzi del “carrello della spesa” continuano a crescere a ritmi superiori alla media.

  • Spese Sanitarie: Con l’allungamento delle liste d’attesa nel pubblico, la spesa per la sanità privata è diventata una voce fissa e gravosa, erodendo la quota di reddito disponibile.

2. Chi perde di più? L’analisi per fasce di reddito

Il sistema a scaglioni prorogato per il 2026 garantisce il recupero pieno solo ai trattamenti minimi. Per tutti gli altri, scatta una decurtazione progressiva della tutela:

Fascia di Pensione Percentuale Copertura Inflazione Effetto Reale 2026
Fino a € 2.413 (4x minimo) 100% Copertura nominale completa
Tra € 2.413 e € 3.017 90% Perdita reale dello 0,14%
Oltre € 3.017 75% Perdita reale dello 0,35%

Nota Critica: Se consideriamo l’inflazione cumulata dal 2022 al 2026, una pensione media ha perso un valore d’acquisto stimato tra i 100 e i 250 euro mensili in termini di beni e servizi acquistabili.

3. L’Impatto del “Fiscal Drag” (Drenaggio Fiscale)

Un altro nemico invisibile del potere d’acquisto è il drenaggio fiscale. Anche un piccolo aumento lordo può spingere il pensionato in uno scaglione IRPEF superiore o ridurre le detrazioni spettanti.

Il risultato? L’aumento lordo viene parzialmente assorbito dalle tasse, lasciando nelle tasche del cittadino pochi euro netti, spesso insufficienti a pagare anche solo un modesto rincaro delle bollette energetiche.


Conclusioni: Cosa aspettarsi per il futuro?

I sindacati e le associazioni di categoria chiedono da tempo una riforma della legge Cesa-Fornero e un ritorno a un sistema di perequazione che non penalizzi chi ha versato contributi per una vita intera. Senza un intervento strutturale sulla No Tax Area per i pensionati o un bonus specifico per le spese mediche, la sensazione di impoverimento della “terza età” è destinata a crescere.

Consiglio Pratico: Per verificare l’impatto esatto sul tuo assegno, controlla sempre la voce “Rivalutazione” nel modello OBIS/M disponibile sul portale INPS.

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