HomeComunicato StampaQuando la memoria diventa controllo: il caso delle scuole “schedate” sulle Foibe

Quando la memoria diventa controllo: il caso delle scuole “schedate” sulle Foibe

La preoccupazione di AVS

C’è qualcosa di profondamente inquietante nel gesto del vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, che ha deciso di presentare un’interrogazione al Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, accompagnata da un elenco di circa quaranta istituti scolastici. Il motivo? Non avrebbero dato sufficiente rilievo al “Giorno del Ricordo”, la ricorrenza istituita per commemorare le vittime delle Foibe e l’esodo giuliano-dalmata. Un gesto che, al di là delle intenzioni dichiarate, solleva interrogativi fondamentali sul rispetto dell’autonomia scolastica e sulla libertà di insegnamento.

La denuncia arriva dalla deputata Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha definito l’iniziativa una “logica di controllo” capace di mettere in discussione i principi cardine su cui si fonda il nostro sistema educativo. E come darle torto? La predisposizione di liste di scuole “inadempienti” e la richiesta di verifiche ministeriali evocano scenari che sembrano appartenere a un’altra epoca, quando l’istruzione era spesso strumento di propaganda e non di formazione critica.

Non si tratta, è bene chiarirlo, di negare l’importanza del “Giorno del Ricordo” o della memoria storica in generale. Al contrario, è cruciale che le scuole si facciano promotrici di una riflessione seria e approfondita su eventi tragici come quelli delle Foibe. Ma trasformare una ricorrenza civile in un pretesto per schedare gli istituti scolastici rischia di snaturare il senso stesso della commemorazione. La memoria non può essere imposta a colpi di circolari o verifiche ministeriali; deve essere coltivata attraverso il confronto libero e aperto, nel rispetto delle specificità di ogni comunità scolastica.

Il rischio, come sottolineato dalla Piccolotti, è quello di creare un precedente pericoloso: oggi si chiede conto del “Giorno del Ricordo”, domani potrebbe toccare ad altre ricorrenze o tematiche. Dove si traccia il confine tra indirizzo politico e ingerenza? E soprattutto, quale messaggio si manda agli insegnanti e agli studenti? Che esiste un “programma ufficiale” della memoria da rispettare alla lettera, pena il rischio di finire in una lista nera? È questa la scuola che vogliamo?

L’autonomia scolastica non è un capriccio burocratico, ma un pilastro della nostra democrazia. Significa riconoscere che ogni scuola ha il diritto e il dovere di adattare i propri percorsi educativi alle esigenze del territorio e della comunità che rappresenta. Significa fidarsi della professionalità degli insegnanti, della loro capacità di trasmettere valori e conoscenze senza bisogno di imposizioni dall’alto. E significa, soprattutto, proteggere gli spazi della scuola da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione politica.

In questo contesto, l’interrogazione parlamentare presentata da Avs al Ministro Valditara appare come un atto necessario per fermare quella che sembra una deriva pericolosa. Non si tratta solo di difendere le scuole finite nell’elenco incriminato, ma di tutelare un principio più ampio: quello per cui l’educazione deve rimanere libera da pressioni politiche e condizionamenti ideologici.

Il dibattito sulla memoria è sempre complesso e delicato. Ma proprio per questo non può essere affrontato con strumenti che ricordano più la censura che il dialogo. Le Foibe meritano di essere ricordate con serietà e rispetto, ma non possono diventare l’alibi per un controllo centralizzato che rischia di soffocare la pluralità e la libertà del nostro sistema educativo. Se c’è qualcosa da imparare dalla storia, è proprio questo.

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