Riforma del pubblico impiego Madia ed aumenti stipendiali: pochi spiccioli e legati al merito

La riforma del pubblico impiego porta il rinnovo dei contratti, ma ai lavoratori andranno pochi spiccioli e vincolati dal merito

Riforma del pubblico impiego Madia ed aumenti stipendiali: pochi spiccioli e legati al merito

La riforma Madia è stata varata, si attende l’atto di indirizzo, ad annunciarlo è stata la stessa ministra durante la commemorazione del prof. Massimo D’andona, ucciso dalle BR.

La ministra ha quindi dichiarato ai giornalisti presenti che si sta lavorando a quelle che dovrebbero essere le linee guida per i rinnovi dei contratti del pubblico impiego. Sul tavolo – come ormai sapete – ci sono 85 Euro lorde.

Nell’ipotesi migliore nelle tasche dei lavoratori andranno appunto gli 85 Euro, ma l’aumento pieno si raggiunge se il dipendente è meritevole, altrimenti no. L’accordo infatti recita: “le parti si impegnano ad individuare nuovi sistemi di valutazione che garantiscano una adeguata valorizzazione delle professionalità e delle competenze e che misurino e valorizzino i differenti apporti individuali all’organizzazione. I contratti collettivi, nei limiti delle relative previsioni normative, disciplineranno criteri e modalità.”

Tale accordo è stato siglato con i sindacati confederali il 30 novembre, qualche giorno prima del referendum che ha poi sancito la clamorosa bocciatura di Renzi e dello stesso PD. Se all’esito del referendum vogliamo associare anche la volontà dei lavoratori si deduce che l’accordo siglato il 30 novembre è stato largamente bocciato, come sono stati bocciati gli stessi sindacati rappresentanti dei lavoratori, che lo hanno siglato.

Tuttavia ormai i giochi sono fatti e proprio su tale accordo il governo avrà vita facile a rinnovare i contratti di categoria, scuola compresa.

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